Pagina:Olanda.djvu/150

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138 DELFT.

Gli domandai da che credeva che derivasse questa sorta di mania per cui è famosa l’Olanda. Mi disse le ragioni che mi dissero poi mille altri: l’atmosfera del loro paese che intacca straordinariamente il legno e i metalli; l’umidità, la ristrettezza delle case e la moltiplicità degli oggetti, che favoriscono il sudiciume; la sovrabbondanza dell’acqua che agevola il lavoro; un certo bisogno dell’occhio, a cui la pulizia finisce col parere bellezza; e infine, l’emulazione che spinge tutte le cose all’eccesso. “Ma non è questa” soggiunse “la parte più pulita dell’Olanda: l’eccesso, il delirio della pulizia lo vedrà nelle provincie settentrionali.”

Uscimmo a passeggiare per la città. Non era ancora mezzogiorno: si vedevano serve da tutte le parti, vestite tale e quale come quelle di Rotterdam. Cosa singolare, tutte le donne di servizio, in Olanda, da Rotterdam a Groninga, da Haarlem a Nimega, sono vestite dello stesso colore: un vestito lilla chiaro, tempestato di fioretti, di stelle o di crocine; e per far la pulizia, portan tutte una cuffietta da malate e un paio di enormi zoccoli bianchi. Da principio credetti che formassero tutte insieme una qualche corporazione nazionale che avesse fra i suoi statuti l’uniformità del vestiario. Son per lo più giovanissime, perchè donne attempate non reggerebbero alle fatiche che devon durare, bionde, tonde, con le curve posteriori (osservazione del Diderot) spropositate; pochissime belle, nel senso stretto della parola; ma d’un bianco e d’un roseo meraviglioso,