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L'AJA. 163

Tornando dalla villa reale all’Aja, trovai il bosco animato dalla passeggiata della domenica: musica, carrozze, una folla di signore, i caffè pieni di gente, e stormi di bambini da ogni parte.

Allora osservai per la prima volta il bel sesso olandese.

La bellezza è un fior raro in Olanda come in tutti i paesi; ma vidi nondimeno assai più donne belle in un giro di cento passi nel bosco dell’Aja, che non ne abbia viste in tutti i quadri dei Musei olandesi. Non si vede fra quelle signore nè la bellezza scultoria delle romane, nè gli splendidi colori delle inglesi, nè l’espressione vivacissima delle andaluse; ma una finezza, una grazia innocente e affabile, una leggiadria tranquilla, un’ideina che piace. Hanno l’attrattiva, disse giustamente uno scrittore francese, del fiore di valeriana che adorna i loro giardini. Son piuttosto alte che piccine, e grassette; hanno i tratti del viso irregolari, la pelle unita e brillante, d’un bel bianco pallido o d’un roseo delicatissimo, che vi sembra stato suffuso dall’alito di un angelo; i pomelli delle guancie salienti; gli occhi d’un azzurro chiaro, sovente chiarissimo, in alcune di un’apparenza vitrea, che danno uno sguardo vago come quello d’una persona distratta. Si dice che non hanno bei denti: non lo potrei affermare perchè ridon poco. Camminano con meno leggerezza che le francesi, con meno rigidezza che le inglesi; vestono alla moda di Parigi; con più grazia all’Aja che ad