Pagina:Olanda.djvu/177

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L'AJA. 165

quei modi particolari, che dicono: — Son del bel numer una, — non si vedono affatto o quasi; e quel che si vede, c’è da scommettere nove volte su dieci che viene dall’immenso semenzaio della Senna. — “Badate,” mi dicevano certi olandesi liberi pensatori, “siete in un paese protestante, c’è molta ipocrisia.” Sarà; ma non può essere una gran piaga quella che si può ancora dissimulare. Società equivoca non n’esiste; non ce n’è ombra in pubblico, non ce n’è idea nella letteratura; la lingua stessa è ribelle alla traduzione d’una sola delle formule infinite che costituiscono il linguaggio doppio, lubrico e guizzante di quella società, nei paesi dov’ella si trova. D’altra parte, nè padri, nè madri non chiudon gli occhi sulla condotta dei figli scapoli, sian pure uomini tanto fatti; la disciplina della famiglia non fa eccezione per le barbe lunghe; e quello che poi cospira colla disciplina è il temperamento freddo, l’abitudine all’economia e il rispetto dell’opinion pubblica.

Parlare del carattere e della vita delle donne olandesi, coll’aria di esporre i frutti dell’esperienza propria, non essendo stato che qualche mese in Olanda, sarebbe una presunzione più ridicola ancora che impertinente; mi debbo dunque contentare di far parlare i libri e gli amici.

Molti scrittori hanno trattato scortesemente le donne olandesi. Uno le chiamò macchine da bambini; un altro massaie apatiche; un anonimo del secolo scorso spinse l’impertinenza fino a dire che