Pagina:Olanda.djvu/182

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170 L'AJA.

zosa: — Che effetto le fa? — quasi sottintendendo che dovesse essere un effetto poco gradevole. Eppure ci fu chi scrisse un libro per dimostrare che Adamo ed Eva, nel paradiso terrestre, parlavano olandese. Ma benchè parlino tante lingue straniere, gli Olandesi tengon molto alla propria; e s’indignano quando uno straniero ignorante mostra di credere, così per sentita dire, che l’olandese sia un dialetto tedesco; cosa, per verità, creduta da molti di coloro che conoscon quella lingua soltanto di nome. È quasi superfluo il rammentare la storia della lingua. I primi popoli del paese parlavano il teutono nei suoi varii dialetti. Questi dialetti si fusero e formarono l’antica lingua neerlandese, la quale passò nel medio evo, come le altre lingue d’Europa, per le differenti fasi germanica, normanna, francese, e ne uscì l’olandese attuale, nel quale rimane il fondo dell’idioma primitivo, con qualche impronta latina. Certo v’è una grande somiglianza fra l’olandese e il tedesco, e soprattutto un’infinità di radicali comuni; ma ne differisce molto la sintassi, nell’olandese assai più semplice, e moltissimo la pronunzia. E questa medesima somiglianza è cagione che gli Olandesi parlino per lo più men bene il tedesco che l’inglese o il francese, sia per la difficoltà che nasce dalla facilità dell’equivoco, sia perchè, non dovendo fare un gran sforzo per riuscire a comprendere la lingua e a parlarla per il proprio bisogno, s’arrestan lì, come segue a molti di noi per il francese, che lo parliamo già a dieci anni e non lo sappiamo ancora a quaranta.