Pagina:Olanda.djvu/19

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l’olanda. 7

I fiumi, altro nemico interno dell’Olanda, non costarono meno fatiche e meno sacrifizi. Alcuni, come il Reno, che si perdevano nelle sabbie prima di giungere al mare, dovettero essere incanalati, e difesi dalla marea alla foce con cateratte formidabili; altri, come la Mosa, fiancheggiati da dighe altrettanto potenti che quelle innalzate contro il mare; altri deviati; le acque vagabonde, raccolte; regolato il corso degli affluenti; ripartite le acque con rigorosa misura in vari sensi per mantenere in equilibrio quella enorme massa liquida, della quale un leggero spostamento basta a inabissare provincie intere; e così tutti i fiumi che spandevano anticamente per il paese le loro acque sfrenate e devastatrici, furono disciplinati come ruscelli e costretti a servire.

Ma la lotta più tremenda fu quella combattuta coll’oceano. L’Olanda è in gran parte più bassa del livello del mare: perciò, dappertutto dove la costa non è difesa dalle dune, si dovette difenderla colle dighe. Se questi sterminati baluardi di terra, di legno e di granito non fossero là ad attestare come monumenti il coraggio e la perseveranza degli Olandesi, non si crederebbe che la mano dell’uomo abbia potuto, sia pure in molti secoli, compire un così grande lavoro. Nella sola Zelanda le dighe si stendono por la lunghezza di quattrocento chilometri. La costa occidentale dell’isola di Valcheren è difesa da una diga, della quale si calcola che le spese di costruzione sommate alle spese di conservazione messe a