Pagina:Olanda.djvu/197

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L'AJA. 185

una cassa aperta sul davanti, come una scansía, che rappresenta in tutti i suoi più minuti particolari l’interno d’una ricca casa di Amsterdam del principio del secolo XVIII. Lo czar Pietro il Grande, durante il suo soggiorno in Amsterdam, aveva dato a un ricco borghese di quella città l’incarico di fargli quel giocattolo di casa, per portarla in Russia come un ricordo dell’Olanda. Il ricco borghese, che si chiamava Brandt, fece la cosa da bravo olandese: adagio e bene. I più abili ebanisti dell’Olanda costrussero i mobili, gli orefici più esperti fecero le argenterie, i tipografi più accurati stamparono libriccini, i miniatori più delicati dipinsero i quadri, la biancheria fu preparata in Fiandra, le tappezzerie a Utrecht. Dopo venticinque anni di lavoro tutte le stanze si trovarono allestite. La camera nuziale aveva tutto il necessario per il prossimo parto della padroncina; nella sala da pranzo c’era un microscopico servizio da thè sur un tavolino largo come uno scudo; la galleria dei quadri, a guardarci bene colla lente, era completa; in cucina ci era di che fare un lucullesco desinare per una compagnia di lilliputti; c’era la biblioteca, un gabinetto di varietà chinesi, gabbie d’uccelli, libriccini di preghiera, tappeti, biancheria per tutta la famiglia con trine e ricami finissimi; non mancava che una coppia coniugale, una cameriera e una cuoca un po’ più piccini d’una marionetta ordinaria. Ma c’era un guaio: la casetta costava centoventimila lire; lo czar che, come tutti sanno, era un uomo economo, la rifiutò