Pagina:Olanda.djvu/207

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L'AJA. 195

Stando su quelle dune, vicino a un obelisco di pietra che rammenta il ritorno di Guglielmo d’Orange dall’Inghilterra dopo la caduta del dominio francese, vidi per la prima volta uno di quei tramonti di sole che destano in noi Italiani un sentimento di meraviglia diversa, ma non meno viva, di quella che i tramonti di Napoli e di Roma destano negli stranieri del nord. Il sole, per l’effetto rifrangente dei vapori di cui è sempre piena l’aria in Olanda, appariva d’una grandezza meravigliosa e diffondeva tra le nuvole e sul mare uno splendore velato e tremulo come il riflesso d’un immenso incendio. Pareva un altro sole, apparso inaspettatamente sull’orizzonte, che dovesse tramontare per non mostrarsi mai più a questa terra. Un fanciullo avrebbe creduto vero quello che disse un poeta: — In Olanda il sole muore; — e l’uomo più freddo si sarebbe lasciato fuggir dalle labbra un addio.


Poichè ho parlato d’una passeggiata a Scheveningen, ricorderò altre due belle escursioni che feci dall’Aja l’inverno passato.

La prima fu al villaggio di Naaldwijk, e da questo villaggio alla riva del mare, dove si sta aprendo il nuovo canale di Rotterdam. A Naaldwijk, grazie alla cortesia d’un ispettore scolastico ch’io accompagnava, soddisfeci il mio vivissimo desiderio di vedere una scuola elementare; e dico fin d’ora che la mia favorevole aspettazione fu di gran lunga superata. La casa, fabbricata apposta ad uso di scuola, è