Pagina:Olanda.djvu/262

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250 LEIDA.


In altre sale vi sono dipinti dell’Hinck, di Francesco Mieris, del Cornelis Engelbrechtsen, e un Giudizio universale di Luca di Leida, il patriarca della pittura olandese, il primo che afferrò le leggi della prospettiva aerea, valente colorista e incisore di grandissima fama, al quale è a sperarsi che siano state perdonate nel mondo di là le Marie e le Maddalene ignobilmente brutte, i santi burleschi e gli angeli stravolti, di cui popolò i suoi quadri. Anch’egli come quasi tutti i pittori olandesi, ebbe una vita piena di avventure. Viaggiò per l’Olanda in una barca propria; in ogni città riuniva a banchetto i pittori; fu, o credette d’essere stato avvelenato con un lento veleno dai suoi rivali; stette per anni a letto; dipinse da letto il suo capolavoro: Il Cieco di Gerico guarito da Cristo, e morì due anni dopo, in un giorno memorabile per un caldo prodigioso che spense molte vite e cagionò infiniti malanni.

Uscito dal Palazzo Municipale, mi feci condurre in un castello posto sur una piccola collina che si alza nel mezzo della città, fra le due braccia principali del Reno; ed è la parte più antica di Leida. Questo castello, chiamato dagli Olandesi il Burg, non è altro che una gran torre rotonda e vuota, costruita, secondo alcuni, dai Romani; secondo altri, da un Hengist, duca degli Anglo-Sassoni; e recentemente ristaurata e coronata di merli. La collina è tutta coperta di altissime quercie, che nascondono la torre e impediscono la vista della campagna;