Pagina:Olanda.djvu/29

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l’olanda. 17

Ora non è più la grande Olanda del secolo decimosettimo; ma è ancora, dopo l’Inghilterra, il primo Stato coloniale del mondo; invece della grandezza antica ha una prosperità tranquilla; si ristrinse nel commercio, acquistò nell’agricoltura; del reggimento repubblicano perdette più la forma che la sostanza; una famiglia di principi patrioti e cari al popolo, vi siede tranquillamente in mezzo a tutte le libertà antiche e moderne. Vi è la ricchezza senza fasto, la libertà senza insolenza, l’imposta senza miseria. Il paese procede senza scosse, senza turbamenti, coll’antico buon senso, conservando nelle tradizioni, negli usi e nelle libertà stesse l’impronta della sua nobile origine. È forse fra tutti gli Stati d’Europa quello dove c’è più istruzione popolare e meno corruzione di costumi. Solo, all’estremità del continente, occupato delle sue acque e delle sue colonie, si gode in pace i frutti del suo lavoro senza far parlare di sè, coll’alto conforto di poter dire che nessun popolo al mondo ha conquistato a prezzo di più grandi sacrifizi la libertà della sua fede e l’indipendenza del suo stato.

Tutte queste cose io rivolgevo in mente per stimolare la mia curiosità, una bella mattina d’estate, ad Anversa, salendo su un bastimento che mi doveva condurre per il corso della Schelda nella Zelanda, ch’è la provincia più misteriosa dei Paesi Bassi.