Pagina:Olanda.djvu/304

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292 AMSTERDAM.

tano si vedono altre ali di mulino fitte e intricate, che paiono una vastissima rete sospesa nell’aria; tutta la città è nera; il cielo basso ed inquieto; è uno spettacolo grandioso, confuso e strano, visto il quale, si entra in Amsterdam con una vivissima curiosità.

Il primo effetto che produce questa città, appena si sono percorse alcune strade, è difficile ad esprimersi. Pare una città immensa e disordinata; Venezia ingigantita e imbruttita; una città olandese, sì, ma vista a traverso una lente che la faccia apparire tre volte più grande; la capitale d’un’Olanda immaginaria di cinquanta milioni d’abitanti; una metropoli antica, fondata da un popolo di giganti sul delta d’un fiume smisurato, per servir di porto a una flotta di diecimila navi; una città maestosa, severa, quasi lugubre, che desta un sentimento di stupore, sul quale s’ha bisogno di pensare.

La città, posta sulla riva dell’Y, è fabbricata sopra novanta isole, quasi tutte di forma rettangolare, congiunte fra loro da circa trecentocinquanta ponti. La sua figura è un perfetto semicircolo, percorso da tanti canali in forma d’archi concentrici a quello che chiude la città, e attraversati da altri canali convergenti al centro, come i fili d’una tela di ragno. Un largo corso d’acqua, chiamato l’Amstel (il quale forma colla parola dam, diga, il nome d’Amsterdam) divide la città in due parti quasi