Pagina:Olanda.djvu/325

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AMSTERDAM. 313

viglia del mondo, e considerato indegno del Rembrandt, discusso, interpretato, spiegato in mille modi e in mille sensi. Ma non ostante tutte le censure, tutti i difetti, tutte le opposte interpretazioni, esso è là da due secoli trionfante e glorioso, e più lo si guarda, più s’illumina e si avviva; ed anco veduto di volo, rimane per sempre nella memoria con tutti i suoi splendori e i suoi misteri, come una stupenda visione.

Il quadro del Van der Helst, (pittore del quale non si sa nulla, eccetto che nacque in Amsterdam sul principio del secolo decimosettimo, e vi passò una gran parte della sua vita) rappresenta un banchetto col quale la guardia civica di Amsterdam festeggiò la pace di Munster il 18 giugno del 1648. Il quadro contiene venticinque figure di grandezza naturale, tutte ritratti fedelissimi di personaggi noti, dei quali si conservano i nomi. Sono ufficiali, sergenti, portabandiere, guardie, aggruppati intorno a una mensa, che si stringono la mano, si portano brindisi, si apostrofano; e chi taglia, chi mangia, chi sbuccia aranci, chi mesce. Il quadro del Rembrandt è un’apparizione fantastica; il quadro del Van der Helst è uno specchio che riflette una scena reale. Non c’è unità, non ci son contrasti, non ci son misteri: tutte le cose vi son rappresentate colla stessa cura e la stessa evidenza. Teste e mani, figure vicine e figure lontane, corazze d’acciaio e frangio di trina, cappelli piumati e stendardi di seta, cornucopie d’argento e bicchieri dorati; vasi, posate,