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334 UTRECHT.

per una strada fiancheggiata da parchi e da ville di ricchi negozianti di Rotterdam. In quel villaggio v’è una Colonia di quei rinomatissimi fratelli uniti fratelli di Boemia o fratelli Moravi, sètta religiosa derivata da quelle di Valdus e di Giovanni Huss, che misero sottosopra l’Europa. Ebbi anch’io il desiderio di vedere i discendenti diretti di quei Valdesi e di quegli Hussiti, «che furono bruciati su tutti i roghi, impiccati su tutte le forche, inchiodati a tutte le croci, rotti a tutte le ruote, squartati da tutti i cavalli» e feci una corsa a Zeist. Questa casa di Moravi fu fondata verso la metà del secolo scorso e contiene circa duecentocinquanta persone tra uomini, donne e ragazzi. L’aspetto del luogo è austero come la vita degli abitanti. Sono due vasti cortili, separati da una larga strada, ciascuno dei quali è chiuso su tre lati da un grande edifizio nudo come una caserma. In uno di questi edifizi vi sono i celibi, gli ammogliati e le scuole; nell’altro le vedove, le ragazze, la chiesa, il pastore e il capo della Comunità. Il pian terreno è occupato dai magazzini, che contengono mercanzie, parte opera degli stessi Moravi, come guanti, saponi, candele ec.; parte comperate per essere rivendute a prezzo fisso e a buonissimo mercato. La chiesa non è che una gran sala con due tribune per gli stranieri e dei rozzi banchi per i fratelli. L’interno degli edifizi somiglia a un convento. Non sono che lunghi corridoi fiancheggiati da piccole stanze nelle quali ogni fratello vive in un profondo raccoglimento lavorando o pregando. La