Pagina:Olanda.djvu/355

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BROEK. 343

cominciai a vedere qualche cosa qua e là che annunziava la vicinanza del villaggio. La strada correva sopra una diga, e sul fianco di questa diga vi erano alcune case. Una di queste, una catapecchia di legno, che arrivava appena col tetto all’altezza della strada, rozza, sconquassata, sbilenca, da far credere che fosse un covile piuttosto che una casa, aveva un finestrino con la sua brava tendina bianca annodata da un lato con un nastro azzurro, la quale lasciava vedere a traverso i vetri un tavolinetto coperto di tazze, di bicchieri, di fiori, di gingilli luccicanti come oggetti di vetrina. Appena oltrepassata quella casa, vedo due pali piantati in terra a sostegno d’una siepe, tutti e due tinti di colore azzurro e strisciati di bianco come le antenne da orifiamme che si rizzano per le feste pubbliche. Un po’ più oltre trovo un’altra casupola di contadini, dinanzi alla quale sono esposti secchiolini, panche, rastrelli, pale, zappe, ogni cosa colorita di rosso, d’azzurro, di bianco, di giallo, e strisciata ed orlata di altri colori, come gli attrezzi dei saltimbanchi. Vado innanzi, e vedo altre case rustiche colle finestre ornate di trine, di nastrini, di reticelle di ferro, di specchietti mobili, di gingilli appesi; colle tegole variopinte, colle porte inverniciate. Via via che procedo, cresce la vivezza e la varietà dei colori, la pulizia, la lucentezza, la pompa. Vedo tendine ricamate e nastri color di rosa alle finestre dei mulini; carri e arnesi d’agricoltura con le lamine, i cerchi e i chiodi risplendenti come l’argento; case di legno inverniciate; chiudende e