Pagina:Olanda.djvu/386

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374 ALKMAAR.

verde o gialla o d’altro colore, monca di dietro, e arrovesciata in alto sul davanti, in modo che tra la tesa stessa e la fronte ci resta un larghissimo vano simigliante a una di quelle boccaccie di mostro che si mettevano altre volte sul capo i soldati chinesi per far paura ai nemici. Oltre a questo, hanno i fianchi spropositatamente rialzati, non so se con gonnelle o con altro, e il busto che grossissimo alla cintura, si va via via stringendo fino alle ascelle, al rovescio delle nostre donne, che si fanno il petto largo e la vita piccina. E come se questo non bastasse, si premono (lo suppongo, perchè non posso credere che la natura sia stata così matrignamente avara con tutte) si premono il seno in maniera, da non lasciar apparire nemmeno una leggerissima curva, come se per esse fosse una mostra invereconda o un difetto ridicolo quello che per le donne degli altri paesi è il più ambito complemento della bellezza. È un gran che se così incappellate, infagottate e schiacciate, paiono ancora donne anche le più gentili d’aspetto; onde si può immaginare che cosa paiano quelle poco favorite dalla natura, che sono anche ad Alkmaar il numero maggiore.

Passando così a rassegna il bel sesso, arrivai in una vasta piazza piena di baracche e di gente, da cui m’accorsi ch’ero capitato ad Alkmaar in un giorno di kermesse.

Eccoci al punto più caratteristico e più strano della vita olandese.