Pagina:Olanda.djvu/476

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dare un’idea chiara, per la ragione che ne danno una molto oscura coloro stessi che lo professano e lo propugnano cogli scritti. In tutte queste dottrine eterodosse, osserva a tal proposito l’Esquiroz, le quali possono senza grave pericolo introdursi nel paese, perchè, in mezzo al movimento continuo delle idee religiose, rimangon fermi ed immutabili gli usi, le tradizioni, le forme dell’antica fede; v’è un punto grave e delicato sul quale gli ortodossi cercano di mettere gli avversari tra l’uscio e il muro, e non ci riescono: la divinità di Gesù Cristo. Su questo punto, il pensiero degli ortodossi si avvolge in una nuvola. Gesù Cristo, per loro, è il tipo più perfetto dell’Umanità, l’inviato di Dio, l’immagine di Dio. Ma è egli Dio in persona? Questa questione essi la scansano con ogni sorta di sottigliezze scolastiche. Alcuni, per esempio, dicono di credere alla sua divinità, ma non alla sua deità: risposta oscura tanto che equivale quasi a una negazione. Per il che si può considerare la dottrina degli eterodossi olandesi come un deismo sentimentale, più o meno legato alla poesia delle forme cristiane. Con tutto ciò l’ardore delle questioni religiose va scemando da molti anni in qua. Gli studenti dell’Università di Groninga s’occupano più volentieri di letteratura e di scienza, al quale scopo formano tra loro delle Società in cui fanno letture e studi in comune, soprattutto di scienze applicate, la quale predilezione è uno dei caratteri più notevoli della razza frisona, con cui il popolo groninghese ha molti