Pagina:Olanda.djvu/484

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472 da groninga ad arnhem.

si stendono a perdita d’occhio campi immensi, coperti di sterpi, nei quali non si vedono nè strade, nè case, nè rigagnoli, nè siepi, nè alcun indizio d’abitazione o di lavoro. Qualche macchia di piccole quercie, che si considerano come traccie dell’esistenza di antiche foreste, sono la sola vegetazione che s’innalzi al di sopra della sterpaglia; le pernici, le lepri e i galli selvatici, i soli animali che richiamino il viaggiatore al sentimento della vita. Quando si crede d’essere alla fine della landa, la landa ricomincia; agli sterpeti succedono gli sterpeti, alla solitudine la solitudine. In questa triste pianura, si vedono qua e là dei monticciuoli, che altri crede siano stati innalzati dai Celti, altri dai Germani, nei quali, scavando, furon trovati vasi di terra, seghe, martelli, ossa calcinate, cocche di freccie, pietre da macinare il grano, anelli che si suppone servissero di monete. Oltre a questi monticciuoli, si ritrovarono, e rimangono tuttora degli smisurati massi di granito rosso ammontati e disposti in una forma che rivela un’intenzione di monumento, come di altare e di tomba; ma senza iscrizione, nudi, solitarii, come enormi aeroliti caduti in mezzo a un deserto. Nel paese si chiamano tombe degli Unni, la tradizione li attribuisce alle bande di Attila, il popolo dice che sono stati portati in Olanda da una razza antichissima di giganti, il geologo crede che siano giunti dalla Norvegia sul dorso dei ghiacci antidiluviani, lo storico si perde in vaghe congetture. Tutto è arcanamente antico in questa strana provincia. Vi si ritrovano degli usi