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rotterdam. 45

La mattina, appena levato, scesi le scale a precipizio.

Che strade, che case, che città, che confusione di cose nuove per uno straniero: che spettacolo diverso da tutto quel che si vede in tutti gli altri paesi d’Europa!

Vidi prima l’Hoog-Straat, una strada lunghissima e diritta, che corre sulla diga interna della città.

Le case senza intonaco, color di mattone di tutte le sfumature, dal rosso cupo quasi nero, al rosso quasi roseo, la maggior parte non più larghe di due finestre e non più alte di due piani, hanno il muro della facciata che sorpassa e nasconde il tetto, stringendosi in forma di triangolo mozzo, sormontato da un frontone. Di queste facciate a punta, altre s’alzano con due curve, come un lungo collo senza testa; altre son tagliate a scalini, come le case che fanno i bambini coi legnetti; alcune presentano il prospetto d’un padiglione conico, altre di chiesuole di campagna, altre di baracche da palcoscenico. I frontoni sono generalmente contornati di righe bianche, di ornati di cattivo gusto, di grossolani rabeschi in rilievo intonacati; le finestre e le porte, con larghi contorni bianchi; altre righe bianche fra piano e piano; gli spazii tra porta e porta di bottega, rivestiti di legno bianchiccio; così che per tutta la lunghezza delle strade non si vedon che due colori: bianco e rosso scuro, e in lontananza tutte le case paion nere, listate