Pagina:Olanda.djvu/92

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80 rotterdam.

bero una scuola unica di pittura. I pittori olandesi dipingevano come i pittori belgi; studiavano nel Belgio, in Germania, in Italia; l’Hemskerk imitava il Michelangelo; il Bloemaert, il Correggio; il Moro, il Tiziano, per non accennarne molti altri; ed erano imitatori pedanti, che congiungevano all’esagerazione dello stile italiano una certa rozzezza tedesca, di che riusciva una pittura bastarda, inferiore ancora a quella primissima, quasi infantile, rigida nel disegno, cruda nel colorito e mancante affatto di chiaroscuro, ma aliena, almeno, dall’imitazione, che era stata come un preludio lontano della vera arte olandese.

Colla guerra d’indipendenza, la libertà, la riforma, anche la pittura si rinnova; cade, colla tradizione religiosa, la tradizione artistica; il nudo, le ninfe, le madonne, i santi, l’allegoria, la mitologia, l’ideale, tutto il vecchio edilizio rovina; l’Olanda, animata da una nuova vita, prova il bisogno di manifestarla e di espanderla in una maniera nuova; questo piccolo paese divenuto ad un tratto così glorioso e formidabile sente il desiderio d’illustrare sè medesimo; le facoltà che si sono rafforzate ed eccitate in quella grande impresa di creare una patria, un mondo reale, traboccano, ora che l’impresa è compiuta, e creano un mondo immaginario; le condizioni del paese son favorevoli al risorgimento dell’arte; i supremi pericoli sono scongiurati; v’è la sicurezza, la prosperità, un avvenire splendido; gli eroi hanno fatto il dover loro, possono farsi innanzi gli artisti;