Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/43

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XLIV PREFAZIONE

suggerire al poeta la scena ch’egli finge. Poeta e non geografo, egli maneggia con la massima libertà gli elementi attinti alla natura.

Questi, tralasciando l’isola del Sole, che sarà certamente la Sicilia, ma per la quale le caratteristiche date da Omero son troppo generiche, sono i risultati delle indagini e dei viaggi del Bérard. Dati tanto piú importanti quanto piú li vediamo, quasi sempre coincidere con la tradizione. Per lungo tempo è sembrato segno di somma saggezza e di sommo acume respingere la tradizione e immaginarla come un tessuto di involontarie o di volute menzogne. Ma chi in una notte senza luce, avendo un lumicino insufficente a diradare le tenebre, spengesse anche quello, non sembrerebbe accorto agli uomini giudiziosi. La tradizione non bisogna accettarla ad occhi chiusi; ma neanche guardarla con occhi di nemici né di giudici dinanzi al reo. E quando un esame imparziale sembri accreditarla, conviene farne tesoro.

Ma prima d’andare oltre, mi sembra doveroso far cenno delle conseguenze che il Bérard ricava dai suoi numerosissimi ravvicinamenti. Egli immagina che Omero abbia avuto sott’occhio un periplo fenicio, nel quale si descriveva minuta mente il Mediterraneo; e che non solamente abbia derivato da questo periplo le sue descrizioni topografiche, ma, o da nomi, o da altri particolari, trasformandoli con la fantasia, abbia attinta ispirazione per le sue avventure. Verbigrazia, la fuga del paese dei Lestrigoni sarebbe stata ispirata dal fatto che uno dei nomi semitici di quei paesi, significava per l’appunto fuga.