Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/66

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CANTO I 3




     Narrami l’uomo d’ingegno molteplice, o Musa, che tanto
errò, poi che distrusse la rocca di Troia divina,
vide molte città, di molti uomini l’indole seppe,
e assai patí pel mare, cercando com’egli e i compagni
5salva potesser la vita serbare, e tornare alla patria.
Folli! Vorarono i bovi del Sol ch’alto valica; e il Nume
contese ad essi il dí del ritorno. O Dea, figlia di Giove,
donde che sia movendo, tu narra anche a me questi eventi.
     Già tutti quelli che aveano sfuggita la sorte funesta,
10erano in patria, lontani dal pelago omai, dalla guerra.
Lui sol, che rivedere bramava la patria e la sposa,
Calipso trattenea nei fulgidi spechi, la Diva,
la veneranda Ninfa, perché lo bramava suo sposo.
Ma quando poi, col volger degli anni, fu giunto anche il tempo
15ch’egli dovea, per decreto dei Numi, tornare alla terra
d’Itaca, neppur qui, neppur fra gli amici, i travagli
giunse a sfuggire. — Pietà sentivan di lui tutti i Numi,
tranne Posídone; questi serbava immutabile sdegno
contro il divino Ulisse, pria ch’egli giungesse alla patria.