Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) II.djvu/235

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234 ODISSEA

voler dei Numi, Ulisse compire potè questa impresa,
lo con questi occhi ho veduta la Diva immortale apparire
presso ad Ulisse, e incuorarlo. Sui Proci egli allor ne la sala
imperversava; e quelli trafitti cadevano a mucchi».
Cosí disse; ed invasi fúr tutti di strano terrore.
E il vecchio eroe, di Màstore il figlio Aliterse, fra loro
prese a parlare: ch’ei solo sapeva il passato e il futuro.
Pensando al loro bene, Cosí prese questi a parlare:
«Datemi ascolto a quello ch’io sono per dirvi, Itacesi.
Per colpa vostra, o amici, seguirono queste sciagure.
Né a me davate ascolto, né a Mèntore duce di genti,
quando v’esortavamo che freno poneste ai figliuoli
vostri, che stolti e protervi compievano tanti soprusi,
mettendo a sacco i beni, perdendo rispetto a la sposa
d’un uomo egregio, certi che mai non dovesse tornare.
Ecco ciò ch’ora è seguito; ma piacciavi udir ciò ch’io di:o:
non ci moviamo, ché alcuno non debba accattarsi il malanno».
Cosí disse. Ed alcuni s’alzaron con grande tumulto,
piú che metà. Ma gli altri rimasero insieme adunati:
ché quel discorso ad essi non era piaciuto; e ad Eupito
davano ascolto. E come s’alzarono, corsero all’armi.
E come ebbero cinte le membra col lucido bronzo,
dinanzi all’ampia rocca s’unirono, e accorsero tutti;
ed era Eupito guida dei loro propositi stolti.
Questi del figlio la morte credea vendicare; ma indietro
piú non dovea tornare, ma quivi incontrare la morte.
E Atena volse a Giove Cronide Cosí la parola:
«O padre nostro, figlio di Crono, supremo signore,
rispondi a ciò ch’io chiedo: che cosa cela or la tua mente?
Vuoi ehe tra questi prima si accenda la trista battaglia,