Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/220

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



del chiabrera 207

Cadde ani suolo ; ivi si scosse alquanto,

Poscia anelando se nc andò lo spirto.

Quei duci afflitti tenebrosa pompa
Fòro apprestarsi, c dolorosi onori
Per li regj sepolcri; cd indi franche
Volsero Palme a travagliare in guerra.

CANTO SECONDO

Ma per Torride imprese al fin condotte
Tesifone empia raddoppiò l’orgoglio,

F. fatta vaga «li spiegar suoi vanti
Tra’ mostri inferni ella ne va veloce
Alle d' Averno penosissime ombre:

Colà superba in vista alza la fronte,

E trasvolando con tartarei gridi
Faceva alto sonar gli antri infocali :

Dicea le frodi, onde ella spense i giorni
Di quello eccelso regnator, dicea
Lo fiere angosce della trista Klvira;

Onde ella cadde, il generai cordoglio

Ove c rimasa la citiate oppressa

Non tacque punto; ornai le mura aperte

Per eui tanto sudossi, oggimai Paste

And rati degli Unni a guerreggiar sul Tebro;

('olà fatatisi i venerati altari

Stanza di belve; e quello eccelso, ed allo

Munte del Vaiican darà tributo

Di folte spirile a’ vincitori aratri:

Tal per PÈrebo tetro alteramente
Pur bestemmiando ridicea suoi pregi;

F P interne falangi unqua non stanche
Faceano udir Pabbominevol nome
Con somme lodi: allora infra quei mostri
Uno ve n’ebbe, che svegliò l’ingegno,

E cercò gloria in danneggiar la terra
Presso a perir senza il reai governo.

Ed in profondo all'anno ornai sepolta :

Questo solca nelPinfernal baratro
Asmodeo dirsi; cd era sempre intento
Ad affinar della lussuria Parte:

Sono opera rii lui quanto d’amaro
Vcdesi sofferir da petti amanti
Di tormento, e di pena; ci mosse, e seco
Sé lusingando egli dicea per via:

Se Tesifone nostro ornar lo tempie
Riama ili lauri gloriosi, e chiede
lu riva <PAcheronte alzar trofeo,

Non brama a torto; egli è ben degno ; cd io
Amo, di’a bello oprar si dia mercede
Perchè la spero: e non è forse giusto
Che fioriscano in me salde speranze ?

Starà forte Aquilea se scossi Troja?

Eh non è ver, che Simoeuta, c Xanto
Corser di sangue? ed il Sigeo non scorse

11 fìgliuol di Pcleo serrarsi in tomba?

Sparla già diede al mondo occhi si chiari,
Che per arte di me posero in fiamma
Dell'Asia i regni; io di cotanti rai
Feci sul Nilo fiammeggiare un volto,

Ch'orbo ne venne il gran campion di Roma;
Onde Egitto ne pianse, e chiuso in nembi
D’alto cordoglio sospirò Tarpea:

Nc questo giorno apparirà men forte

La mia possanza: sì parlando ci giunse
Alla città mal fortunata; e quivi
Con pronto ingegno esaminò le strade
Da porla in polve; c ritrovollc in breve:
Or discendendo dal Permesso ombroso
Cantane Euterpe, e Pnna e l’altra guancia
Di fresche rose colorita, o Clio:

Era d' Elvira c di Menapo figlia
La giovinetta principessa Agave ;

Di cotanta beltà, eh’almi guerrieri
Per lei giojosi distrnggeansi in fiamma:

Uno era Adrasto del signor che regna
Intra fieri Schiavoni unico erede,'

Chiaro per lo splendor dei bei sembianti,
Chiaro per P opre «lei gentil costume,
Chiaro non meri per la franchezza in armi;
Quinci sovranamente al re fu caro,

E caro insieme alla rei'na Elvira,

E se godcan della bramata pace
Dell’inclita fanciulla, il facean sposo:

In tale stato egli lattava il core,

E nudriva il desire, e cotal volta
Faceva atti d’amor per la speranza;

E tempo fu, ch’egli mandollc in dono
Alto regalo-, incatenate gemme,

Perle di Gange, e di Perù piropi ;

Quinci petulca scolpito in piastra d’oro

11 navigar dclPAgcnorca figlia
Sul toro ingannator ; vedeansi P acque
Scherzar gioconde, c su per l’alto Paure;

E vezzeggiando il trasformato amante
Dar baci al piè della beltà rapila:

Con sì falto gucrricr facea contesa
D’amore in campo; e per le regie nozze
De'l’altna Agave sospirava Ernesto
Prencipe di Trevigi : in lui virlude
E ben fondata nobiltà splcndea,

E sfavillava delPetà sul fiore:

\ Questo tenor di cose al Gero mostro
Tosto fu noto, cd ei svegliò suo spirto
A porre in opra non piacevol froda ;
Compose a sè d’intorno aeree membra
| Uscite ornai di gioventute, cd ara
D'alcuna crespa il volto, e vela i crini,

E dentro a foschi manti egli s’involve;
Passi Frontea, «Iella fanciulla Agave
Nudrice un tempo; c così fatto apparve
Là dove Ernesto in solitaria stanza
Guerniasi d’arme; egli il saluta, c dice:
Ernrsto già tu sai, che fui d’Agave
Nudrice; or odi me, eli’a te ne vengo
Inviata da lei; mentre fur vivi

I genitori ella celò sue voglie,

Nè volle far contrasto a’ suoi desiri,

Or che vive in balia di se medesma
Offre la stia beliate alla tua fede
Per fattisi consorte; or quando, c dove
Fa di mestiero, adoprerai P ingegno
Di cavalicro e d’amatore; intanto
Tu di questo moni! cingiti Poro
Al collo intorno; ella il ti manda, cd ama
Spesso mirar che tu ne vada adorno:

Nel così dire egli porgea P arnese,

Onde era stato liberale Adrasto
Vèr la beltà d’Agave;in qual maniera

1 Città steccata da nemiche squadre