Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/230

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del chiabrera 217

Lìmpido ruscolletlo, in braccio a’ fiori
Stava corcato i) sagittario Infante,

Dolce soggiogalor deli’ Universo.

Sicdegli appresso il poco noto in terra
Diletto: ei colle man nobile cetra
Toccando, i canti colle corde alterna,

E Paria intorno di dolcezza asperge,

Alla bella armonia, colmo di gioja,

Si vagheggiava una irnmortal faretra,

Clic I alina 1 dalia gli donò pur dianzi :
Questa formata di rubili fiammante,

Da lungo abbaglia, e per tre giri aurati
Cerchiata, in quattro spazj era distinta,

Ben degno albergo degli strali ardenti.

Quivi dentro, a veder gran maraviglia,
Scolpita fu T innamorata Psiche:

11 suo mirar 1' amante, empia vaghezza,

Le lunghe insidie, c quei sofferti affanni;
Quando la varia, innutnerabii biada
In piccioP ora distingueva, e quando
Del tenibile armento i ricchi velli
Rapiva in riva al tenebroso fiume:

Vedeasi mesta rimirare il giogo
Dell’alpe immensa, e si vedea pietosa
L’Àquila riportarle il vaso, e Fonda.

Altrove appai-, che Citerea sdegnata
Prender le fa cammin per Patio Inferno.

La bella donna del Tartareo speco
Trapassa P ombre, e del crudel Cocilo;
Varca il bollente varco dJ Acheronte'

Finrhc all1 atra Tesifone s' inchina ;

Ma ritornando a riveder le stello,

Gli occhi gli richiude» Stigio letargo.

Allor benigno di sua man conforto
Amor 'e dona, c riserrando il varco
AlPimUgne miserie, iu sulP Olimpo
Degna la fa della nettarea mensa ;

Tal che, io finte immagini godendo,

Pasceva il guardo, e la memoria antica
Nuove dolcezze gli metteva in mente.
Quando presso di lui. fosca la fronte,
Pervenne Alcina, e distillando i lumi
Tepido pianto in sulle gole oscure,

Prima lo riverisce, indi gli dice :

O su gli affanni, o su gli altrui cordogli
Largo dispensato!’ d’ alta dolcezza,

Alcina già solea condursi avanti
Al tuo cospetto, ed arrecarti in dono
Ampi tesori, e colla voce in parte
Renderti grazie ilei felice sialo
In che, la tua mercè, dianzi vivea :

Or lassa non così, che il tempo lieto
È nicn venuto, e de’ miei regni antichi
Ilau fatto dura preda i miei nemici.

Gira gli occhi ver me; non son più d’oro,
Nè di pompa reul mici vestimenti :

Le mie ricche provincio, e l i mia Reggia
Ila posta in fiamma, e coll’altrui possanza,
Spente mie forze la crudel Melissa.

£fè fu sazia ili ciò, che a mio tormento
Mi ha svelto dalle braccia, e posto in fuga,
Da ine lontano, il più pregiato amante,

Il più gentil, che unqua vedesse il ciclo.
Con esso ben potea temprar mia doglia,
Potea con sua beltà prender conforto
Del regno andato: ora per lei mendica,

CH1ABBEBA, TESTI £C.

Or vedova per lei, come rimango!

O «Iella face, o della fiamma eccelsa
Forte Custode, o degli strali invitti
in terra, e in mar saettator famoso,

Odi i mici preghi: e se ripormi in regno
j Troppo ti sembra, c s’ io, clic dianzi altiera
!u mano scettro, e in fronte ebbi corona,

Ho da menar miei dì serva, e deserta,

Deserta, e serva viverommi : almeno
Tendi Parco per me; fa che s’arresti,

Fa che ritorni il fuggitivo amante;

Vaglia tuo dardo si, eh’ entrambo amiamo,

li forse cosa, di che Amor si pieghi
Più giustamente? In questi detti aperse
1/ a Pàli Ita Maga il suo cordoglio, e quasi
Commosso a quel dolor piegava il petto
Amor cortese a saziar suoi prieghi,

Se non Melissa, a rivelar sue frodi,

Squarciava il follo nembo, ove si chiuse'

Ella con nobil guardo in alto altiero
Dolce saluta d’ Acidalia il figlio:

Ei si solleva, e con onor P accoglie,

E belo fassi: ma dal duol percossa,

E dallo sdegno, la rimira Alcina

Con spuma a' denti, c con faville agli occhi'

La nobil donna non rivolge il guardo
Ver la nemica, e ne’sembianti segno
Fa di sprezzarla, e verso Amor favella :

Si querela cosici, che del suo impero

Sia posta in bando, c del suo amante priva,

li me piangendo c sospirando accusa:

Mirabil arte! nelPaltrui tormento

• Durar crudele, e poi ne’ proprj affanni
Farsi maestra di singhiozzi e prieghi :

Or, che tolto di man le sia Io scettro,
ben ti confesso; ma per mia possanza
| JYon perse il regno, io non le mossi assalto'

, Nè per suo danno mi succinsi in arine:

| Per sè medesima da lascivia spinta
Spiegò le vele, e se ne corse a’ porli
Di Logistilla, e le offerì battaglia.

La magnanima donna in mezzo Fonde
Arse le costei navi, e diede in preda
La gente a’ pesci, e per tal modo ha vinti,

E per tal modo i regni suoi governa.

Ma dinne tu, che sì sovente appelli

11 tuo scettro, il tuo regno, onde ti venne?
Per quali antichi tuoi ne fosti crede t
Non P usurpasti a tradigion ? rapito
Ei non pervenne a te per modi ingiusti ?

Dovrà lo darsi in te, clic altri si spogli
Fuitivamente, iniquamente, c che altri
Da te riscuota il suo dovrà biasmarsiV
Ma se di quel paese anche potesse
Dirsi rei'na naturale antica,

Lagnarsi non potria, che altri il si tegna,

Sì nobilmente ella nc resse il freno :

Eutro un fetido mar d’empio diletto
Inabissata, nou volgeva in mente
L’onorato piacer delle tue leggi.

Solo aveasi colà fermato albergo
Lunga lussuria, indi crudel tormento:

| Da tutte parli con sottile incauto

ÌA sè traeva cavalieri, ed arsa

Guastava un tempo i lor gran pregi, e poscia

Gli trasformava in sassi, in fere, in tronchi.