Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/268

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del chiabrera 255

Sotto quell’ ombra era minuta e folta
L’ erbetta, e verde si solleva, e piega
Sotto il volar dell# dolcissima aura.

Per mezzo mormorando iva correndo
Onda d’argento, e co’soavi umori
Sotto il fervido Sol nudrisce il prato,

Caro albergo di zefiro: nel mezzo
Di sì romito praticello appoggia
Davide il tergo alla robusta pianta:

Ivi col suo pensier volando al Ciclo
Brama, che scenda cimai la forza eterna,
Tanto promessa a liberare il mondo;

E lusingalo da pensier ci scioglie
La bellissima cetra. Ella conicità
Per lui già Ai d’ incoriuMil il cedro,

Che sul Libano eccelso egli divelse:

I molli perni, onde egualmente appese
Giù dieceudeau 1’ armoniose corde,

D’oro splcndeano; c d’ebano lucente,

E d’oro tutto era distinto il legno
Dolce canoro. Or poiché lungo il petto

II si distese, ei con la man veloce
Cercando va le più soavi note;

Indi con lor non men soavi accorcia
Si filli accenti: O d’Israele, intendi,

Rettore eccelso, ii mio pregare ardente:

Tu, che sembiante a pecorella gnidi

La cara di Gioseffo umil famiglia,

Che dentro V arca delle paci eterne
Sovra esso 1 ali a Cbernbin soggiorni,

Deh fatti ornai, deli di Manasse a gli occbi,
Deh fatti a pii occhi d’ Effraim palese,

E scendi foitc ad arrecar saltile.

Cosi cantando all’ albero sonoro
Scotca le dolci coi de, e lieto il viso
Intentamente rivolgeva al ciclo,

Q i indo s’ udì fuor delle selve un suono
Uscire immenso, a cui la valle intorno
Alta percossa orribile risponde:

Ciò fu Leon, che di terribil chioma
Movea superbo a divorar gli armenti,

Al «piale unqua non diè Libica arena
Mostro sembiante, al qual non è sembiante
Mostro, eh’ a depredar corra sul Gange.
Dove si volge il buon David, e mira

Il grave risco dell' amata greggia,

Ratto di dura selce arma la lionda,

Cosi pregando .• O d' Abrnmno, o santo
Dio «T Israel, tu pure il Dio sci grande
De gli avi miei. Così dicendo ei rota
Tre volte il sasso, e lo disciòglie al fine:

Ei 1' aria fende impetuoso, c fere
L’ orrida fera alle vellose coste,

Ma lievemente offendo il gran nemico:

Ed egli al f«'ritor non pria hi volge
Ch'a Ini minaccia sanguinosa guerra»

Erge la giubba atroce, atroce ei gonfia

Il collo d’ira, e tutto inarca il tergo;
Spumagli il muso, e la volubii coda
Flngella i fianchi smisurati, o sveglia
Con spessi colpi la superbia interna:

Ma tra i gran velli delle ciglia irsuto
il mortifero sguardo aspro divampa
Quasi di fiamma; e come allor, che in cielo
Crudo Orione il bel scren perturba,
l'elio nembo veggiam, che dalle nubi

Follo si forma, c quando è ben condenso
S’apre tonando, c fulmini saetta;

Così dappoi, che P implacabil mostro
Gravido d'ira più feroce apparve,

Lo sanguinose guance allarga, o spande
Aspro ruggito, ondo la valle erbosa,

Onde la selva tenebrosa, od ondo

11 monto intorno, c tutto il ciel rimbomba :

E come il rnar, clic procelloso freme,
Vejrgiam, che spinge a terra orribil onda,

1 Cosi contra Davi«l P orribil fera
Infuriata, c rapida s’avventa;

Ed ei costante a! braccio manco avvolgo
La spoglia d’ orso onde gucrniva il tergo,

Nè pii» la belva indomita t’appressa,

Ch’entro le ingorde canne ei la profonda:
ludi saltando le si pon sul dosso:

Ivi col destro «le1 ginocchi ci preme
Inverso il prato, e con la destra afferra
A sè traendo le superne fauci,

E spinge con la manca a terra il monto.

Qual si rimira il sagittario Scita,

Se arma di lungo strale arco possente,

Ch’ ci con una ricerca il ferro acuto,

Con l’altra man tragge la corda al petto;
Cotal movea David le braccia invitte.

E già di sangue era infocato il vollo
Per Palio sforzo: c si vedean le vene
Tutte gonfie segnar le stanche membra,
Quando pien d’ira e di virtute eterna
Squarcia la gola divori'.: '<'. frange
La dura vii » aii mimale immenso,

Ch1 a terra palpitando al fin si stende.

Allor scendca la montanara turba
Dagli alti colli, onde mirò l'assalto;

E vista da vicin la fera estinta,

Ciascun volgea meravigliando il guardo
Or su P unghie ferrigne, ora sul dente,

Già scempio degli armenti, cd or su gli occhi
Così disanimati ancor feroci;

Indi con lunghe, o con veraci lodi

i li nome di David portava al ciclo,

11 Dio lodando d’ Israele eccelso.

IV

IL DILUVIO.

L’onda ministra del gran Dio, che sccsc
Sì fortemente, ed annegò la terra,

A dir m’accingo; ma da chi soccorso
\ Deggio sperar nella sublime impresa?

Io lo spero da voi celesti .Muse.

, Nell’ antica stagion, che al Hi»'! rivolta
Pur tcnea Palma, e con Pumìl famiglia
Suoi giorni puri il buon Noè traeva,

Su per la terra avea fermato il regno
Malizia estrema, e degli abissi inferni
Ella sparse il venon per P Universo.

Non fu securu allor da fiera destra
Capo fraterno, e le middle e Possa
Ardeva altrui cruda lussuria, o ’l nome

I Del gran Tonante era tenuto a vile:

Invan girando il Sole, alma bellezza,

Chiamava il mondo, si quaggiù vivea
Schifa del ciel la scellerata gente;