Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/281

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268 poesie

Ma nell'Italia farà lieti i cori:

I! vincitor per la cerulea via
Intanto pensa a’suoi dovuti onori.

Tal con quel vivo Sol di leggiadria,

E di beltà non più veduta in trrra,

Tutto giojoso Agiterean sen già;

Varcando Tarmi, di che forte iu guerra

Il campo splende, al padiglion trapassa,

Ove il supremo Capitan si serra.

Cede la guardia, e gire dentro il lassa,

Che ha di lui ben contezza, ed egli entrato
Subito il capo urnilementc abbassa,

Poi così favellò : Sia fortunato

Sempre, o Signor, tuo brando e tua memoria,
Nè d' obblio temi, uè del tempo alato.

Donna, cui di beltà cede ogni gloria,

Dianzi fuor di Betulia uscì soletta,

E sopra il campo Ebreo l’ofire vittoria ;

Qui rabbiam scorta, e fuor le tende aspetta,

Sè tua grandezza udir non si disdegna,

Ella piano farà, come il prometta.

Piega Oloferne, e colla fronte segua,

Ch’ella s’adduca, Agilercano usciva,

Perchè la bella Ebrea seco ne V2gna.

Ed ella mosse. A quella luce viva,

A quel fulgor delle serene ciglia,

Che soave abbagliando altrui feriva,

A quella con albor guancia vermiglia,

A quelle chiome, a quelle labbra ardenti
Incrrombrossi ogni cor di meraviglia.

D O 3

Come sè, piogge tranquillando <• venti,

1/ancella di Giunon sen va leggiera
Cinta dell’arco immenso i crin lucenti,

Subito ver l’eccelsa Messaggera
llozzo contadinello i guardi gira.

Che di tanti color la vede altera:

Così quei Duci, ed Oloferne ammira
La vedovil bellezza peregrina,

Tosto che a sè dinanzi ei la rimira.

Ma Giudit come andando ebbe vicina
L’alta sede, ove il barbaro dimora,

Pon le ginocchia in sulla terra, e china
La testa, e scaltra il gran nemico adora.

Ei, che da terra ella si levi, impone,

E cosi de’suoi detti indi I’ onora:

Sgombra ogni rio pensier, dritta cagione
Hai di farti sicura, archi e quadretta
A te di paventar non dinn ragione,

O saggia, o leggiadrissima donzella ;

Io non procaccio in arine altrui cordoglio.

Sc a Nabucdonosor non si rubella;

E se i popoli tuoi soverchio orgoglio
3Von rigonfiava, incontra lor cortese

Io stato mi sarei qual esser soglio.

Ma dimmi quale ingiuria il cor l’accese,

Che a’ nostri campi volontaria vieni,

Fatta'nemica del natio paese?

Ei più non disse, e con gli sguardi pieni
Di fiamma, pur cogliea fiamme amorose
Da’ guardi della donna almi e sereni,
Fissamente mirando. Ella le rose,

Che le ridono in bocca, alquanto aperse,

E con ciglia dimesse a lui rispose :

Viva il gran re delle provincie Perse,

Degno, che miri a’ cenni suoi soggette
Tutte le genti al suo gran scettro avverse; K

fl E tu, cui saggio il gran signor commette
Ognor dell’armi sue l’alta possanza,
Perchè sian negli error l’alme corrette;
Dispiega per lo ciel tua nominanza
Da lunge, e da vicin volo si chiaro,

Che di qualunque fama il volo avanza;
Tu per pietale, e per giustizia caro,

Negli aspri orror delle battaglie forte
Non di tesor, ma di virtude avaro.

Ma contra il re della celeste corte
E del popolo mio sì duro il core,

Che Dio per ira V abbandona a morte.
Però dell’armi tue l’ha preso orrore;
Giungi, che fame ornai vince le genti,

E per la sete altrui non ha licore:
Suggesi sangue di svenati armenti,

E ne’cibj per legge a Dio sacrati
In dispregio di Dio, pongonsi i denti;
Quinci sconfitti in vostra man fian dati ;

E nell1 allo si vuol che al tuo sapere

I decreti di Dio non sian celati;

Ond’ ei (jui mi sospinge alle tue schiere,

Qui, ch’ei m’annunzii il dì de’ tuoi trofei
Al monarca del ciel farò preghiere',

Ed ei, che irato ama punir gli ebrei,

II mi dirà. Per modo tal ragiona,

Ed ogni sguardo era rivolto in lei.

Chi per la voce, che sì dolce suona,

Chi la sublima per gentil beltate,

Chi di senno sovran le dà coroua.

Come sen van sulla primiera estate
Per gioconda foresta a par col giorno
Nobili damigelle innamorate ;

Questa dall’ aure, che volando intorno
Euro sospira è lusingata, quella
Dal suol, che ride di fioretti adorno:
Un’altra all’onda, onde la piaggia è bella,
Dà vanto; sì ciascuna in quei sentieri
Diversamente in suo lodar favella;

Tal facean con Giudit quei cavalieri.

Ma la lingua Oloferne a dir diseiolse
Già sentendo'di fiamma i suoi pensieri :
Fu consiglio di Dio, che ti ritolse,

Siccome affermi, di IJetulia a’ guai,

E che le tue vestigia a noi rivolse,

Ove non solo alta mercede avrai

Dal mio signor, ma per gl’ Imperj Eoi
Con grido ctrrno gloriosa andrai :

Coprirà d’ombra i Persiani Eroi

L‘ ammirabil Ino merlo, ed ogni altezza
Si farà riverente a"1 pregi Luoi;

Che son sommo valor, somma bellezza.

Qui «lai dir cessa, ed al suo cor promette
L'amorosa ineffabile dolcezza.

Poscia a Bagoa, che tra le turbe elette
A lui servir fu più fedele e caro,

Della cara Giudea cura commette :

Sotto pena di morte a te sia chiaro,

Ei soggiunge, o Bagoa, che al suo volere
Esser non dei di nulla cosa avaro;

Ogni sua contentezza è mio piacere
Ella inchina risponde: 1 tuoi favori
Son per si vile ancella oltre dovere;

Solo chieggio io, che tra' notturni orrori
Mi si conceda uscir per la foresta,

Sicché il mio Dio liberamente adori.