Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/327

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


314 poesie

SCENA II!

Gelopea e Telaira.

Su vien fnor Telaira ;

Telaira vion fuorc;

Non conosci tu mrV son Gelopea
Vientcne prestamente.

Tel. Or clic sarà?

Dove sei Gelopea?

Gel. Io mi son qui; non scorni
Per l'ombra della notte?

A7. Gelopea travestita
Va vagando a quest’ora?

Clic sarà Gelopea V
Chi così ti consiglia ?

Gel. Sapenti tutto adagio, or mi rispondi,
Dimmi dov’è Filebo?

Tel. Costei per certo è piena
IValcuna gelosia.

Tu ricerchi Filebo, od io ricerco
La cagion, che tu porti
Cotesti vestimenti.

Gel. La ti dir»'», ma dimmi,

Che n’ importa il saperlo?

Dimmi dov’è FileboV
Tel, Filebo ora pur dianzi
Meco a ragionamento
Alia solita stanza.

Gel. Dunque dimora in casa ?

Tel, Oh non to V ho già detto?

Gel. Ma radermi per certo?

Tel. l'or certo io tc raffermo.

Gel. lo così vo1 cercando..., Telaira
Vien meco, ho gran mestiere
Della tua compagnia.
rd. Dove vnoi tu, ch’io venga a si fatta ora?
Più tosto qui rimanti,

E dimmi la cagione
Del tuo così vestire.

Gel. To la dirò per via;

Vieni, perche l’indugio
Potrebbe minarmi.

Tel, Eccomi teco, andiamo
S’io stessa non vedessi
La tua persona avvolta in cotal veste,

Altri potrebbe indarno
Avermelo narrato.

Gel. E si narra ben anco
Alcuna cosa strana,

Ch’è vera alcuna volta.
lei. Questa ne sarebbe una.

Ma chiariscimi ornai
! tuoi novelli affari, onde trascórri
Per Pombre della notte
Sì come un cacciatore.

Gel. Son pur venuta al loco là, dov’ io
Gli ti volea narrare
Tutti Estesamente;

\scoltami tacendo.

Quanto abbia amato tuo fratello, e quanto

lo I1 abbia disiato

Per mio marito, io posso

Chiamarne iti testimonio tc medesma :

E quanto egli giurasse,

Clic non mi amava, ma clic mi adorava,
E che sol disiava le mie nozze,

E che per ciò vivea ;

Tu pur lo sai, clic di tua bocca tante
Volte me lo dicesti;

Or costui sì fedele
Èssi perduto appresso
Altri novelli amori, c questa notte
Ila fermato trovarsi entro quei tieni
Con esso una sua amica;

L’ amica è già venula,

E slassi ivi rinchiusa.

Tel. E tu lo sai di corto?

Gel. llolla veduta con questi occhi miei,
Clic dentro quel roveto
Stava tutto spiando.

Tel. () cosa da narrarsi!

Gel. Da narrarsi per certo;

Ma come estremo esempio di perfìdia.
Tel. E perchè vai picchiando
Alla feneslra mia,

E mi meni con teco in questo loco V
Gel. lo volea vendicarmi,

E pagar lo mie pene
Col sangue di costei,

E voleva dar foco da più parli
A questi fieni ; allor per t.il maniera'

O eli improvvisamente sopraggiunta
Dal foco s’ annegava ;

O che fuggendo il riseo
Precipitosamente si sarebbe
In terra traboccata,

Ed io con questo spiede
Le trapassava il petto.

Tel. Ali trista la mia vita!

E perchè non fornisti il tuo disegno?
Gel. Mi ritenne l’amore

Il qual dovea spronarmi; paventai
Non fosso chiuso qui forse Filebo
Anzi ch’io ci venissi;

IS’è mi sofferse il core
Che ’l foco lo spegnesse, o che fuggendo
Epli corresse riseo di fiaccarsi

Il collo, o di storpiarsi
Per qualche altra maniera;

Così venni a tua casa; or poi che certa
M’hai fatta, ch’egli chiuso
Ancor non è qui dentro, io volentieri
Ho voluto, che vegga, c poi gli conti
Le mie proprie vendette.

Tel. Dunque tu vuoi, che mora
La donna qui rinchiusa; e vuoi lavarti
Le man dentro il suo sangue?

Gel. Or or tu lo vedrai.

Tel. Ed io lassa ti dissi,

E dissilo a buon fine,

Che Filebo era in casa;

Meschina Telaira!

O cara Gelopea,

Getta cotesto ferro.

Gel Non ha loco clemenza
Nel vendicar Amore;

Non ti doglia che mora
Una donna impudica.

Tel, Ah Gelopea (pii dentro
Non è donna impudica.