Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/348

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del chiabrera 335

Però placali, o Clori, il nostro Alcippo
Se pure egli ha peccato,

Commise error, che sempre, e ’n ogni loco
Quasi a la gioventù fu perdonato,

F. se la colpa suoi per pentimento
Scusa impetrar, non la negare a lui,

J! quale oggi si pente, e cosi duolsi
Con angoscia infinita

IV averti unqua spiaciuto, ch’egli abborrc
La sua medesma vita,

E s' ostinata chiedi,

ChVi s’affoghi ne 1’onde d’Erimanto,

l i non s'oppone a’tuoi desiri, il padre
È che ti prega, e che ti piagne a' piedi,
Miralo, o Clori; quei sembianti afflitti,
Quegli occhi lagninosi, e quei singhiozzi
Non saran degni ritrovar mercede
A tanti suoi dolori '(

Vorrai, eh’un sol momento
Gli sia donato il figlio,

E sol per suo tormento?

A tanto di miseria
Alcippo sia venuto,

Clic sol per darsi a morte

Sia da'suoi conosciuto? ara provata

Ogui strana provincia a sè pietosa,

K la patria spietata? se Dameta,

Chc ti produsse al mondo, oggi vivesse
Per sua bontà da noi ben conosciuto,

Non pure a perdonare,

Anzi ti stringerebbe
A volerti sposare.

Ora egli c morto, e quando

Ei si morì, commise a nostra fede

La tua persona, onde esser dèi sccura,

Che noi ti consigliane come duo padri :

E riguarda, eh’a noi tutte le ninfe
Han ceduto il governo di sè stesse.

Non dei dunque tu sola aver temenza
1)' incontrare alcun biasmo
Con la nostra sentenza.

Ciò. Poi che ciascun in fra le nostre selve
Vi riverisce, come padri, e lascia
Regger al vostro senno i nostri affari,

lo non vo contrappormi
A le vostre sentenze,

Onde questa provincia oggi si regge,

Salvisi Alcippoi e si riguardi a Tirsi,

Più eh’a la legge, io nou ne fo contrasto,
E vi voglio contenti;

Ma non aia chi di lui mova parola,

Nè più me lo rammenti.

Tir, Ah Clori, ah Clori,

Deli non esser ritrosa,

Mira, che’n verità mi togli a morte,

Ma non sai già eh’ io viva,

Apprendi intieramente esser pietosa,

Tu benigna Aritea,

Non mi venire a men del tuo soccorso,
Darà forse a’ tuoi preghi
Nostra felicità, che mai sventura
Vuol, ch’ai mio pianto neghi.

Arit, Clori, come compagna
Favellerò con tc con molta fede,

Pensa sul (ior degli anni,

E su la vaga tua bellezza, e pensa

Ch’'avcndoti la morte dispogliata
R di padre e di madre
ìì mestieri appoggiar tua giovinezza,

E darle scorta, onde giojosaraenle
Tu possa camminar per questa vita,

Ne men securamcnte,

E ciò per ogni parte
Altro non è, che divenire sposa,

E poscia madre, e se sposarsi è senno,
Come tutti siam certi,

Sposarti con Alcippo
Certo non dee «.piacerti,

Primieramente tu guadagni un padre
Sì fatto, quale è Tirsi, e molta schiera
D’onorati parenti,

Ti verranno alle man tante ricchezze
E di gregge, e d’armenti che maggiori
Per questi monti alcun non le possiede.
Qual delle nostre ninfe
Saprebbe disiare a sè conforto
In queste nostre parli
Miglior d’Alcippo? cd egli
Non sa per altra ninfa
Vivere iu questo inondo, e solamente '
Viver vuol per amarti.

Clori non ti negare alla ventura,

Ck’oggi ti viene incontra;

Tu non odi parole di nemici,

S<i da costor sinceramente amala;

lo teco son cresciuta, ogni tuo male
Sarà mal di me stessa, e li consiglio
Perchè ti vuo’ beata.

Ciò. Ah che tu mi fai forza, nel mio core
Sento un forte contrasto;

Nou posso consentire,

E disdir non vorrei:

lo rimango confusa, e non so dire

Gl’ interni affetti miei.

Arit. Orsù dammi la man, non più pensare;
Entriamo dentro, e ritroviamo Alcippo ;
Incomincia ad amare.

Mon. Su, Clori, ornai disponli,

Rallegra i nostri monti, iu queste selve
Non sarà mai ritorno,

Che per te non ai canti
Un si felice giorno.

Ciò. Che più dirvi deggio io ?

Sii nelle vostre mani,

K voi reggete il freno
Di ciascuu mio desio.

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