Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/395

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non ha lasciata orecchia senza dolcezza, nè anima senza maraviglia: abbiamo veduto il.... scendere dalle cime di Elicona carico di tante ghirlande, che tante non ne furono per l'addietro sulle tempie di alcuno, benché diletto e carissimo alle muse. Che dirassi degl'ingegni più severi e ricchi di altiere scienze? Non tacerassi di Niccolò Riccardo in cui, con titolo poco leggiadro, si dichiarò il sommo sapere. Di Sperone mi eleggo non farne parola, non sperando degnamente di farne pur motto, e le imprese disperate di ben fornirsi non si vogliono incominciare. Certamente non possono sì gran lumi lasciare scuro il nostro secolo, ed al discorso delle future età farlo apparire calamitoso per disavventure sofferte.

Ma io, tratto da giusto conforto, favello fuori del mio proponimento, quantunque non fuori di ragione; e però tacerommi vedendomi condotto al fine, perciocché ho della Magnificenza detto, che ella si travaglia intorno allo spendere, allora che le spese sono riguardevoli, e che ella è maggior cosa che la liberalità non è; ed ho distinte molte maniere del suo operare, e dei modi co' quali l'uomo magnifico adopera: Che egli dee riguardare all'onore, e che la utilità è da lui disprezzala; e che egli si sforza di vincere altrui splendendo, e schifa di essere vinto. Parrebbe ora che io dovessi eccitare le Signorie Vostre a sì fatta virtù; ma stimasi mal accorto quel capitano, il quale prende a riscaldare, parlando ai soldati, quando essi hanno la spada già impugnata, già volgono la punta verso degl'inimici. Ma pure delle cose gentili, quantunque non necessario, suole essere giocondo il ragionamento; laonde ingegnorommi di dire così.

Le virtù, o signori, a guisa di leggiadre donzelle tengonsi per mano, e fanno carole intorno all'umana felicità, delle quali il viso sè agli occhi de' mortali manifestasse del suo splendore niun' anima nè rimarrebbe salvo riarsa. Ma siccome allo stato dell'universo sono richieste molte stagioni, ed una più che l'altra può bella apparire, così a rendere gli uomini felici, si chiamano di molte virtù ed in paragone veggiamo fra loro alcuna di bellezza maggiormente risplendere. Raccogliamo in questo modo: Che la magnificenza spande non so quale splendore, più che la chiarezza di qualunque altra virtù, perciocché il magnifico ha cagione di farsi lieto operando e rallegra altrui continuamente, ed empie i popoli di allegrezza. Dico ancora: Che più dura la memoria degli uomini magnifici, ed essi più universalmente si lodano; e finalmente conchiudo, che sette volte si è il mondo scosso per sette miracoli, e questi ebbero seco congiunta la magnificenza. E che fu il Colosso di Rodi, il Sepolcro di Mausolo, le Mura di Babilonia, le Piramidi di Egitto, e gli altri? salvo opere di larga spesa per altrui sollazzo, e per propria onorevolezza? Nobilissime imprese, o signori, cui non fa mestieri che penna ed inchiostro le manifesti, ma per sè medesime si celebrano tosto che sono mirate, le quali per le bocche degli uomini vanno volando alterissime di regione in regione, e le quali non si ponno esaltare per lusinga nè abbassare per invidia: prima che si facciano si desiderano; fatte che sono si ammirano, se mai si disfanno si sospirano, nè io, signori, sono solo a narracelo, ma i cotanto gloriosi addietro mentovati confermano i detti miei.

E perchè io sono certo che gli esempi domestici eccitano maggiormente che gli stranieri, farò alcune parole senza partirmi di Genova e delle sue spiaggie. Quivi gli scogli e le arene sono da' naviganti additate come borghi reali, e per entro la città i casamenti fanno credere che vi si abiti da re, quantunque per elezione e per destino re alcuno non possa farvi dimora. Delle chiese altri ne ha fabbricate da' fondamenti, altri le fabbricate le ha falle rispondere con forza di pietre nobilissime, ed in Genova è natoci uomo la coi ricchezza ha sollevato monasterio ove si velano damigelle, e velate si pascono largamente in servigio di Dio grandissimo. Debbo contarvi non meno, che con molta gloria si è speso per la difesa dela sacra e santa Religione, ed abbiamo veduto diffondere suo tesoro contro gli eretici, e raunar schiere numerosissime a lai cavaliere, che in campagna combattendo e comandando agli eserciti apparve con pari fortezza alla dimostrata magnificenza. Questi sono lui, o signori, e lumi del vostro cielo, ed i loro raggi non può tenebrare l'invidia, nè la loro chiarezza oltraggiare l'obblivione, e però è degno che i vostri animi se gli facciano luciferi ed esperi.

E poiché mi trovo partito dalle mosse, non voglio sì tosto fornire la mia carriera. Ho parlato della magnificenza di questa città, ma non è però vero che altre degne azioni le vengano meno, anzi siccome il sole correndo per lo zodiaco rischiara diversamente molte case, cosi la virtù trapassando per Genova, ha diversamente fatte illustri di molte famiglie. Vuolsi avere dunque costoro dianzi la mente: nomini i quali noti bramano numerare moltissimi corsi di sole, ma guadagnare moltissimi titoli di prudenza, ed a ragione. Che monta egli la lunga etade? mille anni sono come una trascorsa si ornata, ma dalla virtù producesi la immortalità; e chi pensa solamente allo vivere non gode ls vita, anzi vive come non nato. Gioventù e vecchiezza sono vanissimi nomi: che tra' Parti nascessero e morissero Arsacidi non canta la Fama se altro non fecero che nascere e che morire, ma che in Atene sorgessero uomini giusti, e che in Isparia fiorissero temperati, e che in Roma non cessassero forti e prudenti e magnifici, è gloria di quelle patrie singolarissime. Essi calcarono Stige col piede asciutto, videro il Tartaro e lo derisero, nè di Acheronte presero a sbigottirsi per alcun tempo. Non sia colpa che io di accompagnarmi con esso i poeti faccia sembiante, ed accetti loro ornamenti, perciocché alle orecchie vostre ogni gentilezza è dicevole, e già altro non dicono si fatte note salvo che: Gli spiriti forniti di doti eccelse vincono gli sforzi del vizio che gli assale, han-