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del chiabrera 67

AL PRINCIPE CARLO

DUCA DI CWSÀ (0.

Per la presa della Roccclla.

Come dall’ Oriente aprendo al Sole

11 doralo sentiero

L’alba di luce incoronata i) crine.

Con la mau bianca più chc nevi Alpine,
Dallo stellato impero
Sparge nembi di rose e di viole.

E con dolci rugiade,

Del Ciri liquide perle, il seno inonda
Della gran Madre aulica, e la feconda
Di fiorila beliate:

sintistrofe
Cosi mia lingua di dolce»/-a Iblea
Soavemente aspersa
Piove rugiada su’gran Gigli (Poro,

Gigli intrecciati al trionfali le alloro,

E sovra lor riversa
Stile immollale di virtù Febea :

Ed ora a far corona
Di sì bei fiori al «a reai tua fronte
Al Suon de' versi miei «arai» ben pronte
Le Dive d’ Elicona.

Epodo,

.Su dunque armi la mano
[iella Vergine Clio,

E con dardo l'ebano
il Tempo alato, c’I neghittoso Obblio
Fulmini ardente;

K qual torrente,

Che P ampia terra allaga, i regj vanti
Sparga di Ghisa in ammirabil canti.

Strofe,

Altri su corde, armoniose lingue
D'eburnea celia altera,

Canti, che germe sei di Carlo il Grande,

E tessa agli avi tuoi auree ghirlande.

Io tua virtù guerriera
Con Iromba eccelsa, c che non mai s’estingue
Nel Tempio della Gloria
Oggi consacro, onde i sublimi onori
Nati e nudi-iti a’iuoi guerrier sudori
Eterna abbiati memoria,

Antistrofe.
iMa qual primiero a’ risonanti strali
Di mia voce canora,

Fra cotanti trofei, segno diviene?

Tra le Stelle del Ciel puro e serene
Esperò pria s’indora :

Così Palio valore.

Che rosseggiar di sangue orribilmente

(i) l'iglio/del famoso F, urico die (u ucciso a Blois «<'1
cnttH j»ci ordine del re Enrico 111. Combatte con valore
.ili1 assedio della lloccella, dove comandò le navi ilie vìiimmo
|.i llutliglij RoccIIcìc. Kuggi ai sorelli c jlle iegrele persren-
iioni del ministro Riclielieu, ritirandoli .. Firciue nel »0Jl3
man ucl Sauese nel

Fe1 Fonda Koecellese, or la mia menlc
Ingombro di stupore.

Epodo.

Ama di folle speme
Lo lusinghe soavi
Chi giunger tenta insieme
Con mano augusta P animate Itavi
Di selva immensa;

E s’altri pensa

Tutto delle tue glorie il Ciel varcare,

Darà precipitando il nome al mare.

Strofe.

Io sol l’ammiro entro a’funerei lampi,

Qual procelloso Arturo,

D’Anfitrite turbar gli ondosi campi.

È men di te possente
SulPOceàn, se a dissipar P antenne
Move armato di gel Borea le penne
Orgoglioso fremente.

A mi strofe.

Tu sembri in mare il correllor de’mari,

It genitor de’ venti,

Lo Scotitoi- della terrena mole,

Di cui son fiera orrisonante prole
Vasti fiumi correnti :

Ma non delPOccàn gli orgogli amari
Col gran tridente frangi;

Vibri la spada, c da' rosi rati legni
Mandi svenali a' tenebrosi regni
L1 eretiche falangi.

Epodo.

Poi se de’bronzi ascolto
L’alto rimbombo orrendo,

Tu mi rimembri in volto
Su Fiegra tonator Giove tremendo;

Allor che vinte
Caddero estinte,

ÀI saettar de' folgori tonanti,

L’orride teste degli Etnei giganti.

Strofe

E mentre ardendo di disdegno interno
Hai la morte nel brando,

E sol col guardo fulmini terrore,

Erra per Paria un minaccioso orrore,
Tonando e fulgorando,

E sembra incendio il mare, il cielo inferno;
Altri more, altri (angue,

Altri vivendo han per sepolcro Tonde;

Ogni petto, ogni cor largo diffonde
Alti lìuuii di sangue.

Antistrofe.

A tanto ardire, a così gran fortezza,

Qual sul mattili d’aprile
Si dilegua dal Sol la nebbia oscura,

Caddero a terra P esecrate mura,

DelP empietà covile.

Ivi non più con barbara fierezza

Al .Monarca del Cielo

Negatisi incensi, sacrifici c voti :

Or porgon prieghi i popoli devoti
Con puro ardente /.elo.

Epodo.

Canti la fama eterna,

« Che’l bellicoso Alcide
Al portento di Lenta
S Le >ettr leale ìiiudenti uccide;

xeni