Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/89

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


76 poesie

IS MORTE

DI D. VIRGINIO CESARMI.

Poiché al vivere uman stame sì forte
Non apprese a filar la man «li Cloto,

Clic non lo rompa insidiosa morte;

Dato almen fosso in sorte,

Per consolarne la caduca gente,

Clic uccidere a suo grado
Non fosse, ahi lasso, la crudel possente;

E non desse battaglia a gioventute,

Quando suol coronarla alla virtute.

Ah crudeltà! mirar, quando si apriva,

IJel fior troncarsi, e traboccar sommersa
Nobile nave in sul partir da riva:

Io per addietro udiva,

Con forte cor questo decreto eterno;

Nè piangea, che ria falce
Far potesse di noi strano governo ;

Or da me tal fortezza io non impetro,

Te mirando, o Virginio, in sul feretro.

Quale cagion di lagrimar vien meno
Agli occhi nostri? (> qual più dar consiglio
Scusa gentil di non bagnare il sono?

Egli, arricchito appieno

Nell’auree vene del gentil Liceo,

E bevve al puro.fondo

1/ onde sacrate del Giordano Ebreo,

E di Sionne in cima, alto paese.

De’sacri detti i più riposti apprese.

Or di tanta virtù pregi infiniti
Per noi sperati, ed al suo nobil merlo
Cotanti onor promessi, ove son iti?

Trenta non ben forniti

Volgimenti di Sol Vhan posto in terra;

E quel, cui giù nel mondo

Par non rimane, un breve sasso il serra.

In polve son tornati i nostri vanti,

Ed occhio fia che non sen vada in pianti?

Pianse fetide bella il liglio spento,

E nel cordoglio sospirando Irasse
Fuor degl» umidi mondi il piè d’argento:
E giusto il mio tormenlo,

Ella dieea, son giusti i mici martiri;

Nc punto ini rincicsec,

Che tutto runiverso oggi il rimiri;

Ilo per lode il mio duolo, e vo’ che duri
La dura istoria de' miei giorni oscuri.

L’età consumi infra le selve orrende
Chi nè dolor de’ miserabil casi,

Nè lagrimar, nè lamentare apprende.

Così parlando accende
Spetlacol di pietà boschi recisi ;

K dell’ amato Achille
Dentro mesta riponvi i membri ancisi :
Poscia intorno Is fiamme ivi diffuse

Il drappo! chiama dell’ Aonic Muse.

Esse col volto di mestizia impresso,

Sparse i biondi capelli, in bruna gonna,
Venner dall' ombre del gentil Permesso,
Ed arpe di cipresso,

Piangendo sua tortezza

Manco venuta in sul fiorir primiero,
Stancaro in esaltar Tallo Guerriero,

E spargean tal dolcezza i cari accenti,

Che taccan 1’ acque, c non fremeano i venti,
Deh chi le prega? e giù del bel Parnaso
In mezzo a’ sette colli oggi le scorge
A dir, Virginio, del tuo mesto occaso?

Se altro non è rimaso
Per conforto di noi, clic tua memoria,

Dian le Donne immortali
Immortale tributo alla tua gloria ;

Ed invidia cd obblio non sappia come
A spegner minim’ ombra al tuo bel nome.

' XIY

IN MOKTE

DELLA SIGNORA EMILIA ADORNA.

Di tante c per tant' anni
In Asia sparse alte querele e pianti
Furo dolce mercede
Della bella di Sparta atti e sembianti$

E creder fanno all’ universo i canti
Dell’ immortal Parnaso,

Che di Perseo la madre, alma bellezza,
Costar potesse a Gìoyc
Diluvio di ricchezza.

Da quale parte adunque

Sperar possiam ristoro, e donde aita,

Se ogpi spenta è beliate,

Per noi mai sempre immensa ed infinita?
Deh quai farmi di nostre ciglia uscita,

Per disfogar T angoscia,

E di notte e di di caldi torrenti?

Quai basterai! sospiri?

I E sian, se sanno, ardenti.

Se la ragion di Cloto

Il cammin di quaggiù tragge al morire,

Ma non allor, che appena
Giunse T amata vita al suo fiorire,

Lasciar T alme più care in fier martire,
Tórsi a! diletti usati,

E sotterra portar nome di sposa
Di genitrice in vece,

Non è naturai cosa.

Dove eri, o «le' tuoi scettri

Custode infermo, c de’ tuoi pregi alteri
Mal (lifensor, non figlio
Di Citcrea, ma Nume vii, dov' eri?

Ah sfortunato! popolar pensieri
Tu pur mettevi a giogo,

. Lieto in ferir, siccome arcicr ben forte ;
Tuoi vanti e nostri intanto
Feansi preda di morte.

Ornai su queste arene

Nobile pcregrin non muova il piede,

Chè più P alto a mirarsi
Miraeoi di beltà non ci si vede:

Fatta è Liguria ili miserie erede,

Solo è per lei conforto,

E quinci il duol le si disgombra intorno,
Che negli Elisii Campi
Emilia fa soggiorno.