Pagina:Opere (Dossi) I.djvu/24

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preludio xvii


Or come mai L* Altrieri, e ancor più la Vita di Alberto Pisani, che lo seguì nel 1870, provocarono sì violenta tempesta?

G. P. Lucini, amico recente ma intuitivo quanto affettuoso di Carlo Dossi, fa precedere a questa ed alle altre opere del Nostro, brevi cenni bibliografici, in sui sono riassunte le loro fortune; ma quel che varrebbe la pena di riprodurre intero è l’ambiente in cui specialmente quelle due si presentarono. Quella stessa soddisfazione che rendeva così gradevole l’ambiente famigliare, faceva infatti eminentemente conservatore il publico ambiente: conservatore non solo in politica, ma in tutte le espressioni della vita e delle sue forme intellettuali. Si era tanto penato a raggiungere la libertà, che sembrava ai più offesa alla libertà l’uso il più onesto e corretto che della libertà far si volesse. Rovani, con la magnifica spregiudicatura che usciva dai suoi Cento Anni, era non men tollerato che ammirato; ma quanto alle altre forme di novità letteraria ed artistica, esse trova- . vano sbarrate tutte le porte della intelligenza comune.

Così la fortuna avversa al Dossi, era quella stessa che era avversa ad Arrigo Boito, ad Emilio Praga, a Giuseppe Grandi, quando dalla compostezza del Beccaria passò all’arditezza del Paggio di Lara, a Tranquillo Cremona, quando la sua seconda preludiò alla sua terza maniera, la maniera che, invece di una illusione fatta di tela e di colori, voleva darci una verità fatta di vita: bellezza e sentimento. E se nella Perseveranza vi era chi doveva definirla, quella pittura, la pittura di un ubbriaco di vino fradicio, ed ancora nel 1872 il Maramaldo del Pagliano otteneva all* Esposizione il gran premio contro il Cristo deposto e la Madonna di Morelli, nulla di strano che