Pagina:Opere (Dossi) I.djvu/26

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preludio xix


Ma, indipendentemente dalla questione della lingua, l’originalità organica di questi libri non poteva a meno di disorientare a tutta prima anche i lettori più spregiudicati. Si era veramente dinanzi ad uno scrittore nuovo, nuovo di una novità, non solo sostanziale — questa sarebbe stata avvertita intanto dai più intelligenti — ma anche formale; e, se per la forma dei cappellini basta la voga della modista e la marca vera o falsa di Parigi, in arte e in letteratura novità non si fa strada da sè, dev’essere, per far colpo, preceduta, o almeno accompagnata, da quel più efficace dei richiami che è lo scandalo, non artistico o letterario, ma sociale, mondano. Or, che scandalo mai — fuor che letterario — poteva dar Carlo Dossi, che s’ostinava a tener chiuso il suo guscio vivente a quelli stessi che più amorevolmente tentavan d’aprirlo? Pur diffidando di trovare lettori, ei s’ingegnava più che poteva a non averne, pel nudo delle sue edizioni oltre che per la forma dei suoi libri. Sicché, se l’attacco dei pochi che allora se ne occuparono fu, peggio che ingiusto, cieco, l’assai peggiore indifferenza dei più fu, se non equa, neppure ingiusta, o almeno ingiustificata.

Quella che veramente rimase inesplicabile fu la limitata fortuna che ebbero L*Altrieri quando venne in altro momento ed in altro ambiente, tanto più propizi, ripubblicato, e le parti deìYA bcrto Pisani che entrarono a comporre altri volumi di nuove edizioni.

Bene infatti potevanj riuscire sempre ostici, e la lingua, ogni qual tratto, ora lombardesca, ora onomatopeica troppo, e la punteggiatura, e gli accenti; ma era tanto — ed è sempre — in quei libri, di sostanza vitale, che allora avrebbero dovuto, e oggi e sempre dovrebbero, fare riconoscere il Dossi come