Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/32

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14 due lezioni

che dal mancamento dell’altrui relazione viene sommamente accresciuta la difficultà della sua descrizione. Per lo che era necessario, allo spiegamento di questo infernal teatro, corografo ed architetto di più sublime giudizio, quale finalmente è stato il nostro Dante: onde se quelli che sì accortamente svelò la mirabil fabbrica del cielo, e sì esquisitamente disegnò il sito della terra, fu reputato degno del nome di divino, non doverà già il medesimo nome essere, per le già dette ragioni, al nostro Poeta conteso.

Descrive dunque l’Inferno Dante, ma sì lo lascia nelle sue tenebre offuscato, che ad altri dopo di lui ha dato cagione di affaticarsi gran tempo per esplicar questa sua architettura; tra i quali due sono che più diffusamente ne hanno scritto: l’uno è Antonio Manetti, l’altro Alessandro Vellutello, ma però questo da quello assai diversamente, e l’uno e l’altro molto oscuramente, non già per loro mancamento, ma per la difficoltà del suggetto che non patisce esser con la penna facilmente esplicato.

Onde noi, per ubbidire al comandamento fattoci da chi comandar ci può oggi, qui venuti siamo a tentare se, la viva voce accompagnando il disegno, potesse, a quelli che comprese non l’hanno, dichiarare l’intenzione dell’una opinione e dell’altra; ed inoltre, se ci sarà tempo, addurre quelle ragioni per l’una e per l’altra parte che potessero persuadere, le diverse descrizioni esser conformi all’intendimento del Poeta, ingegnandoci nel fine, con alcune altre nostre dimostrare qual più di esse alla verità, ciò è alla mente di Dante, s’avvicini.

Dove forse faremo manifesto, quanto a torto il virtuoso Manetti ed insieme tutta la dottissima e nobilissima Academia Fiorentina, sia dal Vellutello stata calunniata.

Ma prima che più avanti passiamo, non sia grave alle vostre purgate orecchie, assuefatte a sentir sempre risonar questo luogo di quelle scelte ed ornate parole che la puris-