Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/57

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Se dunque sopra questa buca puntano e si sostengono le altre rocce, è necessario che le mura che le deono sostenere non siano fuori del perpendicolo che tende al centro. Questo inconveniente non è nell’architettura del Manetti, atteso che ponga tutte le ripe e le mura diritte verso ’l centro, come nel disegno si vede.

Quanto poi a i cerchi superiori, dico de i gradi sopra la città, potrebbe alcuno nell’architettura del Vellutello trovarvi qualche commodità, e cosa che di prima vista ci paresse esser verisimile; e questo è il porre le scese da l’uno all’altro non a perpendicolo, come fa il Manetti, ma a scarpa e come le chine de i monti, secondo che le figura il Vellutello, e per le quali scender si possa dell’uno nell’altro grado, massime che il Manetti del modo che tenessero per descendere non ne fa menzione.

Ma voglio che questa istessa ragione sia per confutazione di esso Vellutello. Perciò che, se le scese dall’un grado all’altro sono, come esso dice, a guisa de le chine de i monti, per consequenza da qual si voglia parte si potrà da l’uno nell’altro grado descendere; ma noi troviamo, ciò esser contrario a quel che vuol Dante, ponendo che le scese fossero solamente in alcuni luoghi particolari ed in un luogo solo per cerchio, come nel fine del sesto si vede, dove dice:

Noi aggirammo a torno quella strada,
  Parlando più assai ch’io non ridico;
  Venimmo al punto dove si digrada:
Quivi trovammo Pluto, il gran nimico;

e nel principio del settimo, dove Virgilio di Satan dice a Dante:

. . . . . . . . . Non ti noccia
  La tua paura, ché, poter che gli abbia,
  Non ti torrà lo scender questa roccia.

Adunque, se le scese sono in alcuni luoghi particolari, a guardia delle quali pone ancora Dante a ciascuna un de-