Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/65

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AVVERTIMENTO



In conformità di quanto è così bene espresso dal Gioberti 1 circa la ragione degli affetti e del culto letterario, Galileo, sopra tutti i nostri grandi poeti, predilesse l’Ariosto «da lui chiamato Divino (dice il suo contemporaneo ed amico Gherardini), e le cui o opere tutte sapeva a mente, facendo del suo Poema e Satire la maggior sua delizia. In ogni discorso recitava qualcuna di quelle Ottave, e vestivasi in un cerio modo di quei concetti per esprimere in diversi ma spessi propositi i proprj. Non poteva in niuna maniera tollerare che si dicesse Torquato Tasso entrar con lui in paragone, mentre diceva egli sentire tra l’uno e l’altro la stessa differenza che al gusto e palato suo recava il mangiar citrioli, dopo che avesse gustati saporiti poponi». E queste differenze intese di mostrare colle Considerazioni intorno la Gerusalemme, delle quali avremo fra poco ad intrattenerci. La sua ammirazione per l’Orlando Furioso non lo impedì per altro dal notarvi alcuni luoghi che a lui parvero passibili di emendazione; e ciò fece sopra un esemplare del Poema che non è a noi pervenuto, ma del quale ci tien vece il fedele spoglio delle Postille e Correzioni fattone dal Viviani, e conservato nel Codice 18 della Parte I dei MSS. Galileiani.

Convien dire che l’esemplare del Furioso che servì per quel lavoro a Galileo fosse d’una delle peggiori edizioni che corressero al suo tempo, la quale non abbiam potuto rintracciare fra le moltissime che pur si contengono nelle biblioteche di Firenze; avvegnacchè vi si riscontrino errori che non esistono nelle buo-

  1. Del Primato Morale e Civile degl’Italiani, edizione di Bruselle del 1813, Tom. II, pag. 236.