Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/114

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114 Le Odi di Orazio


Voi Cesare alto, non pria gli eserciti
    Fa d’armi stanchi nei forti chiudere,
        E cerca riposo a’ travagli,
        40Di Píera allegrate nell’antro;

Voi miti sensi dategli, e siatene
    Liete, nutrici. Io so che gli empj
        Titani e l’immane caterva
        44Atterrava col fulmin caduco

Ei che la terra pigra, Ei che modera
    Il mar ventoso, le città, i flebili
        Abissi, e i mortali e gli Dei
        48Regge sol con legittimo impero.

Profondo a Giove terrore incussero
    Quei di braccia irti fidenti giovani
        E i fratelli che il Pelio a forza
        52Por volean su l’ombrifero Olimpo;

Ma che può mai Tifeo, che il valido
    Mima e dal truce volto Porfirio,
        E Reto ed Encelado audace,
        56Che diradica i tronchi e li scaglia,