Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/118

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118 Le Odi di Orazio


Che agli spergiuri nemici affidasi;
    E in altre pugne caccerà i Punici
        Chi strette alla soga le braccia
        36Sentì inerte e tremò di morire.

Solo ansioso di vita, ei mescola
    E pace e guerra. Vergogna! Oh nobile
        Cartagine fatta più grande
        40Dalle turpi d’Italia ruine!»

E della sposa pudica il bacio,
    Qual diminuto del capo, e i teneri
        Figlioletti, è fama, ei respinse.
        44Torvo il volto virile atterrando.

Fin che gl’incerti Padri non furono
    Da lui costretti nell’immutabile
        Suo consiglio; e fra’ mesti amici
        48Generoso all’esilio affrettossi.

E sapea quali torture il barbaro
    Gli apparecchiava; ma pur gli ostacoli
        Dei congiunti e il popol rimosse,
        52Che facevagli indugj al ritorno,