Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/148

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148 Le Odi di Orazio


        Zona che ferve inospite,
Se non di borea la regione ultima,
        Cui l’alte nevi indurano,
40Respingon l’avido mercante; e gli orridi

        Mari l’accorto nauta
Vince; e miseria, grave onta, sforzaci
        Tutto a patire, a imprendere,
44Disertando arduo di virtù il tramite?

        O che nel Campidoglio,
Ove suffragio d’amici acclamaci,
        O che nel vicin pelago
48E gemme e lapidi ed oro inutile,

        Di mal supremo origine,
Gittiam, se l’animo davver rimordeci,
        Di prava cupidigia
52S’ha il germe a svellere; le troppo morbide

        Menti a più aspri studj
Formar. L’ingenuo garzon mal reggersi
        Sa sul destriero insolito;
56A cacciar trepida, più dotto in futili