Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/152

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152 Le Odi di Orazio


Pria che ritorni a le paludi immote
    L’augel foriero d’imminenti piogge,
    L’augure corvo ecciterò co’ voti
                12Dall’oriente.

Fortunata sii tu, dove che vogli,
    E memore di me, Galatea, vivi;
    Nè pica avversa, nè cornacchia errante
                16L’andar ti vieti!

Pur vedi come in gran tumulto ondeggi
    Oríon prono. Io quanto atroce sia
    L’adriaco seno, il seppi, e come inganni
                20Japige amico.

Sentan le donne de’ nemici e i figli
    D’austro sorgente i fieri urti e il fragore
    De’ tenebrosi fiotti, al cui flagello
                24Treman le rive.

Tale affidava Europa il niveo lato
    All’ingannevol toro; e in tra le frodi
    E il mar, di belve pullulante, bianca
                28Si fea l’audace.