Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/154

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
154 Le Odi di Orazio


Impudente, gli Dei patrj lasciai,
    E morte indugio, impudente! Oh, se alcuno
    M’oda de’ Numi, in tra’ leoni io possa
                52Errare ignuda.

Prima che turpe macie occupi queste
    Leggiadre guance, e de la molle preda
    Discorra il succo, io vo’ florida ancora
                56Pascer le tigri.

Codarda Europa, il padre assente incalza,
    E morir tardi? A codest’orno appesa,
    Puoi con la zona c’hai ben teco ancora
                60Stringere il collo.

O se le rupi e i sassi acuti a morte
    T’allettan meglio, affidati al veloce
    Turbine, se non vuoi trarre piuttosto
                64Servil pennecchio,

Tu regal sangue, e a barbara signora
    Farti rivale.» Con perfido riso
    Venere stava anzi all’afflitta, e il figlio
                68Deposto l’arco.