Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/166

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166 Le Odi di Orazio


Degno pur sempre d’apollineo serto,
    Sia che in audaci ditirambi nuove
    Parole evolva e d’ogni legge sciolti
                12Numeri inventi,

O sia che i Numi e i re sangue di Numi
    Egli canti, per cui cadder di giusta
    Ira i Centauri, e dell’irta Chimera
                16Cadde la fiamma;

O color cui l’elèa palma raddusse
    Celesti al tetto, e il pugile e il corsiero
    Dica, e miglior di cento statue i suoi
                20Doni dispensi;

O che alla sposa flebile il rapito
    Giovine pianga, e le virtù, l’ingegno,
    Gli aurei costumi inalzi agli astri e al nero
                24Orco rapisca.

Molta il cigno dircèo aura solleva,
    O Antonio, sempre che agli eccelsi lochi
    Delle nubi egli tenda. Io, come suole
                28Ape matina,