Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/192

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192 Le Odi di Orazio


A veder bello nel marzio rischio,
    In fra cotante ruine, gli animi
        A libera morte devoti
        20Travagliare, com’austro indomato

Agita l’onde, se delle plejadi
    Il coro squarcia le nubi; strenuo
        Vessar l’orde ostili e tra’ fuochi
        24Il cavallo fremente avventare.

Qual per le terre di Dauno appulo
    Il tauriforme Aufido volvesi,
        Quando tumido infuria, e i colti
        28Campi orrendo inondare minaccia,

Tal le ferrate schiere de’ barbari
    Claudio diruppe con immenso impeto,
        E i primi e gli estremi mietendo,
        32Coprì il suolo, ed incolume vinse;

E tu porgevi consigli, eserciti,
    E fausti numi. Dal dì che supplice
        Alessandria il porto e la reggia
        36Vacua a te vincitore dischiuse,