Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/215

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Idillio 215

     In tra le corde dell’eterea cetra,
     E ne renda, ahi sì spesso, il suon discorde,
     95Filo alcuno ei ne frange. Oh sciagurato
     Chi la fugace dissonanza accoglie
     Nella torbida mente, e dell’altrui
     Vita, qual ch’essa sia, la legge invade!
     L’armonia turba un tratto, ed orgoglioso
     100Gavazza; ma su lei Nemesi piomba,
     E sotto al piede adamantino il preme.
     Nè chi dell’uom soltanto usurpa il dritto,
     Ovvia ha l’ira del ciel; ma chi per bieca
     Fede, a onor d’insensati idoli, bagna
     105Di ferin sangue i vaporati altari,
     E chi non da bisogno orrido astretto.
     Ma per fiero costume insegue a morte
     Le innocue razze, o sia che di vellute
     Pelli o d’agili piume o di squammose
     110Scaglie protette, in prato, in bosco, in onda
     Traggan la vita ignara, alle sue case
     Non isperi benigna Iside mai,
     Non a sè, non a’ suoi, però che in cura
     Sono a lei tutte le viventi cose,
     115Nè patisce che impune un uom mortale
     Lutti rechi ed esizio a cui gioconde
     Nozze e libera pace ella concesse.
     Lacrimabil Fenice egli dal rogo