Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/50

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50 Le Odi di Orazio

XXVIII.


— Te che il mare, la terra, l’arena di numero priva
    Già misurasti, Archita, un piccioletto
Mucchio d’esigua polve or chiude appo il lido matino;
    4Nè per nulla ti giova aver le case

Aeree tentato e il polo ritondo percorso
    Col morituro spirito. — Períto
È il genitor di Pelope, che fu commensale agli Dei,
    8E Titone che in aura si converse;

Perì Minos, di Giove ammesso agli arcani; due volte
    Liberato dall’Orco il Pantoíde
È nel Tartaro anch’esso: ancor che, schiovato lo scudo,
    12Provato in Ilio avesse altro alla nera

Morte non aver dato da pria fuor che i nervi e la pelle:
    Giudice te, non testimonio vile
Di natura e del vero. Ma a tutti egual notte è serbata,
    16E una volta la via letal si calca.