Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/7

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AVVERTIMENTO


Tradussi queste odi in uno di quei periodi grigj dell’anima, in cui, pur di procurarsi una distrazione, si affronta un pericolo, si desidera una sventura.

Negli accessi di mondanità accumulata, gli anacoreti ricorrevano ai cilicj; io ricorsi a quest’antipatico poeta dell’aurea mediocrità, e crocifissi l’ingegno ribelle in una traduzione che dell’originale ha, se non altro, lo stesso numero di strofe, di versi, e presso a poco di sillabe.

La scuola sentenzierà probabilmente, che il vero crocifisso è stato Orazio; i più discreti converranno che la crocifissione è stata reciproca. A me giova, in ogni caso, affermare che l’esperimento m’ha fatto pro, e che io detesto più di prima i confessori patentati della giusta misura e i ricostruttori meccanici della metrica fossile.