Pagina:Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu/137

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è significata, e che per tutta quella provincia s’intenda il medesimo parlare, dove con uno medesimo vocabolo parlando si afferma; ed allegano l’autorità di Dante, il quale, volendo significare Italia, la nominò sotto questa particula , quando disse1:

Ah! Pisa, vituperio delle genti
Del bel paese là dove il suona.

cioè d’Italia. Allegano ancora l’esempio di Francia, dove tutto il paese si chiama Francia, ed è detto ancora lingua d’huis e d’och2, che significano appresso di loro quel medesimo, che appresso gl’Italiani . Adducono ancora in esemplo tutta la lingua Tedesca, che dice hyo, e tutta la Inghilterra, che dice eh e forse da queste ragioni mossi vogliono molti di costoro, che qualunque è in Italia che scriva o parli, scriva e parli in una lingua. Alcuni altri tengono, che questa particula non sia quella, che regoli la lingua, perchè se la regolasse, e i Siciliani e gli Spagnuoli sarebbero ancor loro, quanto al parlare, Italiani. E però è necessario, che si regoli con altre ragioni, e dicono, che chi considera bene le otto parti dell’orazioni, nelle quali ogni parlare si divide, troverà, che quella che si chiama verbo, è la catena e il nervo della lingua, ed ogni volta che in questa parte non si varia, ancorachè nelle altre si variasse assai, conviene che le lingue abbiano una comune intelligenza, perchè quelli nomi che ci sono incogniti, ce li fa intendere il verbo, il quale infra loro è collocato; e così per contrario dove li verbi sono differenti, ancora che vi fosse similitudine ne’ nomi, diventa quella lingua differente: e per esemplo si può dire la provincia d’Italia, la quale è in una minima parte differente nei verbi ma nei nomi differentissima, perchè ciascuno Italiano di-

  1. Dant. Inf. 33.
  2. Dante nella vuta nuova a c. 31. dell’edizione di Firenze del 1723. Se volemo guardare in lingua doco, e in lingua di sì ec. V. il Varchi nell’Ercol. a c. 106. e il libro de Vulgari Eloquentia lib. i cap. 9.