Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/132

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di venerar Teodora come se fosse una divinità. Niuno tra i Vescovi mostrò di rimanere dolente, veggendosi di doverla chiamare signora. E coloro, che per l’addietro aveano nel pubblico teatro veduta Teodora, a mani alzate svergognatamente si dichiaravano suoi servitori. Nè il soldato, che pure in appresso era per gire ad arrischiar la sua vita per Teodora; nè alcun altro insomma tra gli uomini, ripugnò a tanta ignominia. Perchè siffatta turpitudine si compisse, pare a me che tutti concorressero a darvi mano. E videsi allora in certo modo la fortuna ostentar le sue forze, comprovando con tal fatto che arbitra essa delle umane cose le modera senza che in queste si sieguano le ragioni di convenienza; giacchè con temerario potere essa in un subito, se vuole, fa quello che parea impossibile a farsi; nè patisce resistenza nelle operazioni sue, ma tutti appiana gli ostacoli che le si oppongano; e procede sicura al suo scopo, qualunque questo sia: intanto tutti gli uomini alzansi innanzi a lei, e lascianle libera la strada. Ma queste cose non debbonsi credere fatte e dette, se non nel rispetto della provvidenza di Dio.