Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/137

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tro di coloro; e il Principe dandosi l’aria di non sapere che cosa a danno loro si facesse, impudentemente prendeva possesso di tutta la loro sostanza. Con queste arti, d’accordo fra di loro, e palesemente mostrandosi in aperta discordia, gli animi de’ sudditi traendo a diversi concetti, più saldamente si assicurarono nella loro tirannide.

Giustiniano salito sul trono tosto prese a confondere tutte le cose, ad introdurre nella repubblica quanto dalle antiche leggi era stato proibito; e ad interdire quanto dalla consuetudine era consecrato come se il real manto avesse indossato per voltar faccia alle cose. Egli abrogò le forme stabilite de’magistrati, e le leggi, e gli ordini militari; ed altre regole introdusse, non da giusto diritto indotto, né dalla considerazione del pubblico bene, ma dalla vanità che tutto fosse nuovo, e tutto portasse il suo nome. Per questo alle cose che immantinenti non potesse abolire, diede adesse per lo meno una denominazione sua. Non poté mai satollare la fame ch’egli avea del sangue e dell’oro: perciocché fatto bottino di quanto nelle opulentissime case d’uomini denarosi poteva raccogliere, movea ad assaltarne degli altri prodigalizzando poi subito le rapite dovizie ai Barbari, o gittandole in pazzi edifizii. Così macchiato del sangue di crude stragi, parecchie altre ne movea nell’animo, nuove insidie studiando. I Romani erano in piena pace colle nazioni straniere; ed egli da furor sanguinario agitato, impaziente di riposo, tutti da ogni parte i Barbari mise alle mani tra loro; e senza ragione a sé chiamati i capi degli Unni, con istolta munificenza diede