Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/285

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macchiati della sua perfidia; cioè de’ suoi errori. E con ciò eransi poi fatte quasi tutte le eresie ardite a segno che non solo i Teodosianiti, ma eziandio i Gaianiti aveano piantati monasterii ed oratorii presso la stessa regia città. In quanto a lui, da prima era stato Eutichiano: poi diventò Aftartodocita, e morì tale dopo avere pubblicato un editto per istabilire quell’errore. Dal primo si era ritratto dopo molte dispute col papa Agapito; e cacciò in esiglio Eutichio, patriarca di Costantinopoli, che voleva ritrarlo dal secondo.

3.° Riguardo alla instabilità del diritto, o vogliamo dire delle leggi, non v’è bisogno di ricorrere a testimonii di altri Scrittori, per giustificare Procopio: basta consultare le Costituzioni di Giustiniano medesimo. Della sua incostanza ne’ patti, parla bastantemente la Storia.

4.° L’amministrazione della giustizia, per tutto ciò che in questo libro leggesi, ognuno può vedere quale fosse sotto Giustiniano; ma nemmeno le forme stabilite volle egli conservare. Perciò leggiamo anche in Teofane, che la plebe in pieno teatro glie ne fece alti rimproveri. Abbiamo, o Imperadore, una lite: veniamo qui ad esporla tutta, giacchè non veggiamo rimasta dignità alcuna nè di Curia, nè di Repubblica. E altrove: Palazzo, o Curia, non sappiamo ove sieno. Con che volevasi per avventura notare che Giustiniano avea tratti nel luogo di suo soggiorno i tribunali de’Prefetti del pretorio, e dei Questori, la residenza de’ Giudici, gli officii dei Referendarii, i banchi, e gli archivii de’ notai, onde aver tutto in suo arbitrio. Ciò risulta dal lib. i degli Edifizii, e da Agazia.

5.° Della poca cura, ch’egli ebbe della Maestà imperiale, basterà, fra le molte cose che potrebbonsi allegare, un fatto solo, da Procopio accennato nel lib. 2 della Guerra persiana, che pur diede da leggere a Giustiniano medesimo. Giustiniano, dic’egli, accolse e trattò Isdegune, ambasciadore di Cosroe, con tale cortesia ed onore, che mai di simil guisa accolto e trattato non avea alcun altro. Imperciocchè quando lo convitava, seco lui voleva che alla stessa tavola gli sedesse appresso