Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/310

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cula, il N. A. parla ampiamente nel principio del lib. 3, della Guerra gotica. Ebbe costui tal soprannome dall’essere tosatore di monete: forficula chiamato appunto dalla forbice in quella operazione adoperata.

6.° Procopio per ciò che dice della infame menzogna di Efesto riguardo alla supposta usurpazione degli Alessandrini circa il frumento, ha per sè l’attestazione del Concilio calcedonese, il quale querelò Dioscoro, patriarca di Alessandria, d’avere appropriato a sè il frumento dagl’Imperadori conceduto in sussidio de’ poveri sì forestieri, che della provincia.

7.° Or rimane a dire, in proposito di quanto qui promette Procopio di narrare, delle persecuzioni da Giustiniano, e da Teodora fatte ai Sacerdoti ortodossi. È questa la terza volta, che accenna un tale argomento; e in nissuna parte del libro si trova esso poi trattato quantunque pur fosse cosa importantissima. L’Alemanno è ito cercando onde ciò sia. Nulla è più facile a spiegarsi. O nel libro a noi pervenuto rimane una lacuna sopra questo argomento pel guasto che il tempo vi ha fatto; o di questo argomento Procopio intendeva trattare oltre l’anno trentesimo secondo, al quale anno la Storia segreta, qualunque ne sia stata la ragione, rimase sospesa. Noi sappiamo che Teodora diede ordine che si uccidesse papa Silverio, e che papa Vigilio fosse tratto colla corda al collo per le strade di Costantinopoli. Sappiamo che Giustiniano fece imprigionare moltissimi Vescovi dell’Africa; che cacciò delle loro sedi Eutichio patriarca di Costantinopoli, ed Anastasio di Antiochia. In Vittore Tunnense leggiamo queste, ed altre cose; e Liberato diacono aggiunge: Le altre cose, che susseguentemente Giustiniano fece contro i Vescovi, e contro la Chiesa cattolica, e come i Vescovi che acconsentirono alla condanna de’ tre capitoli da lui fossero con ampii doni arricchiti, come quelli che non acconsentirono a quella condanna, fossero deposti dalle loro sedi, mandati in esiglio, od obbligati alla fuga, a starsi nascosti, e morire in fine in angustie; essendo tutte queste cose notissime, io penso di doverle ora passare in silenzio. Certamente è da credere, che da Procopio avremmo particolarità di singolare importanza sopra tutte queste cose.